domenica 4 novembre 2018

SEPARATI MA NON TROPPO di Dominique Farrugia: tragicomico specchio della società che cambia.



Dopo 15 anni di matrimonio e due figli, Yvan ( Gilles Lellouche ) e Delphine ( Louise Bourgoin ) sono in procinto di separarsi.
L’uomo, un quarantenne alquanto immaturo, la cui attività di procuratore calcistico stenta decisamente a decollare, se ne va quindi di casa; ma non potendosi permettere un nuovo appartamento, dopo aver tentato di arrangiarsi con diverse sistemazioni di fortuna, è inevitabilmente costretto a tornare da sua moglie, rivendicando il 20% della proprietà della loro abitazione.
Da parte sua Delphine, che al momento non è in condizioni  di liquidargli quella quota, non può far altro che riaccoglierlo in casa.
Ben presto, però, la loro convivenza si trasforma  in una spietata ( sebbene divertente ) guerra senza alcuna esclusione di colpi…



La crisi che negli ultimi anni ha interessato il sistema economico a livello globale, ha ovviamente avuto dei riflessi diretti sulle abitudini di vita degli individui; e proprio a causa della limitata disponibilità di risorse finanziarie, in caso di separazione o divorzi, in molti sono purtroppo costretti a continuare a vivere sotto lo stesso tetto, con le ben immaginabili conseguenze che quella situazione ha sul benessere e la tranquillità personale, oltreché dei figli.
Prendendo spunto proprio da questo nuovo fenomeno, con “Separati ma non troppoDominique Farrugia - attore, regista, nonché sceneggiatore francese - ha realizzato un divertente e riuscito esempio di satira sociale, un tragicomico specchio dei tempi che inevitabilmente cambiano.
Questo grazie anche alla fortunata presenza di un’affiatata coppia di interpreti, tra cui spicca un Gilles Lellouche particolarmente esuberante, e che a tutti gli effetti si rivela il vero mattatore della pellicola.



Titolo: Separati ma non troppo ( Sous le même toit  )
Regia: Dominique Farrugia
Interpreti: Gilles Lellouche, Louise Bourgoin, Manu Payet, Marilou Berry
Nazionalità: Francia
Anno: 2017

domenica 28 ottobre 2018

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ETA’ di Daniel Auteuil: commedia brillante costantemente in bilico tra immaginazione e realtà.



E’ passato un po’ di tempo dall’ultima volta in cui Daniel ( Daniel Auteuil ) e Patrick ( Gérard Depardieu ), amici di vecchia data, si sono incontrati; più precisamente da quando quest’ultimo ha deciso di divorziare dalla moglie.
Adesso Patrick ha una nuova compagna, Emma ( Adriana Ugarte ), un’aspirante attrice di origini spagnole, bellissima e soprattutto giovane; ed è talmente impaziente di farla conoscere all’amico, da autoinvitarsi a cena a casa di lui, sebbene Daniel conosca già quali riserve sua moglie Isabelle ( Sandrine Kiberlain ) nutre al riguardo.
La donna, che non ha mai perdonato Patrick per aver lasciato la sua migliore amica, nonostante alcune remore iniziali, accetta comunque di accogliere la nuova coppia in casa sua.
La sera della cena Daniel, talmente affascinato dall’incredibile sensualità di Emma, inizia a fantasticare di avere una relazione con lei…


Tratto da una pièce teatrale di Florian Zellier, nella quale aveva in precedenza recitato lo stesso Auteuil, “Sogno di una notta di mezza età” è una gradevole commedia costantemente in bilico tra fantasia e realtà, animata da dialoghi brillanti, carichi di doppi sensi, sebbene mai volgari.
Vuoi per la fervida immaginazione di cui è innegabilmente dotato, vuoi per un sentimento di invidia nei confronti dell’amico che ha trovato il “coraggio” di abbandonare moglie e figli per vivere una vita che possa renderlo veramente felice, Daniel comincia a costruire nella sua mente un’esistenza parallela a quella reale, anche se  fin dalle prime scene della pellicola ci viene presentato come un uomo innamorato della propria consorte, e quindi sentimentalmente appagato
Sarà tuttavia sufficiente il tempo di una serata per permettergli di capire ciò che è realmente importante per lui.
Daniel Auteuil conferma la sua versatilità di interprete divertendo lo spettatore in un susseguirsi di gag alquanto esilaranti; alla sua quarta esperienza dietro la macchina da presa, capeggia un cast di tutto rispetto in cui spicca comunque per bellezza e simpatia l’attrice spagnola Adriana Ugarte, già apprezzata dal pubblico italiano nell’intenso “Julieta” di Pedro Almodóvar.


Titolo: Sogno di una notte di mezza età ( Amoureux de ma femme )
Regia: Daniel Auteuil
Interpreti: Daniel Auteuil, Sandrine Kiberlain, Gérard Depardieu, Adriana Ugarte 
Nazionalità: Francia
Anno: 2018

martedì 23 ottobre 2018

QUASI NEMICI: L’IMPORTANTE E’ AVERE RAGIONE di Yvan Attal: l’imprescindibile ruolo della parola.



Parigi. Pierre Mazard ( Daniel Auteuil ) è un maturo professore della facoltà di giurisprudenza, rinomato tanto per i suoi modi bruschi, e il suo essere decisamente “politically uncorrect”, quanto per la sua incredibile dialettica.
Neila Salah ( Camélia Jordana ) è invece una giovane studentessa, nata in Francia ma di origini magrebine,  che sogna di diventare un giorno avvocato.
Arrivata in ritardo al primo giorno di lezione del professor Mazard, Neila viene da quest’ultimo pesantemente umiliata di fronte agli altri studenti; e a seguito dell’incredibile ondata di proteste scatenata da questo spiacevole episodio, l’uomo rischia di vedersi infliggere gravi sanzioni da parte del collegio disciplinare dell’Università.
Nel tentativo di riabilitare la sua immagine di fronte all’opinione pubblica, il rettore della facoltà gli suggerisce quindi di impegnarsi a preparare la giovane per il concorso di eloquenza al quale partecipano ogni anno le varie università francesi; e Pierre, suo malgrado, è costretto ad accettare.
Dopo un inizio alquanto disastroso, in cui insegnante e allieva non sembrano essere molto compatibili caratterialmente, a poco a poco tra i due si sviluppa una complicità del tutto inaspettata; ma la mancanza di sincerità da parte di Pierre rischierà di interrompere per sempre il loro rapporto…




Fin dalle prime scene si ha l’impressione che “Quasi nemici: l’importante è avere ragione” voglia affrontare una tematica tanto delicata quanto  attuale come quella dell’integrazione di culture e religioni diverse all’interno di un paese europeo, ma in realtà con lo svilupparsi della vicenda ci accorgiamo che l’intento del regista è di andare ben oltre.
In effetti in questa sua ultima pellicola Yvan Attal concentra la sua attenzione sull’imprescindibile importanza della parola nella quotidianità di ognuno di noi, e quindi non solamente nell’ambito della vita professionale.
E’ infatti grazie allo sviluppo di una buona dialettica che ogni essere umano ha la possibilità di esprimersi e far valere le proprie idee, e questo indipendentemente dall’effettiva bontà delle stesse.
A questo proposito il regista mette a confronto due personaggi che per età, estrazione sociale, ma soprattutto esperienze di vita hanno poco o nulla in comune; ciononostante, in conseguenza della loro frequentazione, a poco a poco riescono comunque a sviluppare una stima reciproca.
Pierre Mazard, nonostante il suo spudorato e irritante cinismo, porta innegabilmente con sé anche “qualcosa di buono”, come avrà modo di scoprire la stessa Neila; questo però solamente dopo aver messo da parte le innumerevoli riserve nei confronti del suo singolare mentore.
Il veterano Daniel Auteuil ci regala una delle migliori interpretazioni della sua lunga e fortunata carriera cinematografica, affiancato questa volta dalla talentuosa Camélia Jordana, volto noto anche del panorama musicale francese, e premiata ai César 2018,  proprio per la sua interpretazione in “Quasi nemici”, come migliore promessa femminile.   




Titolo: Quasi nemici: l’importante è avere ragione ( Le brio )
Regia: Yvan Attal
Interpreti: Daniel Auteuil, Camélia Jordana, Yasin Houicha, Nozha Khouadra
Nazionalità: Francia
Anno: 2017


giovedì 18 ottobre 2018

IL COMPLICATO MONDO DI NATHALIE di David e Stéphane Foenkinos: il delicato momento di una donna nel bel mezzo di una crisi di nervi.



Nathalie Pêcheux ( Karin Viard ) è una professoressa di lettere divorziata che sta attraversando un momento particolarmente difficile della sua esistenza, una sorta di transito verso la menopausa, secondo quanto diagnosticatole dal suo stesso medico.
In conseguenza di ciò, a poco a poco inizia a sviluppare una strana forma di gelosia, prima nei confronti della figlia Mathilde ( Dara Tombroff ), un’incantevole ballerina classica diciottenne, per poi rivolgersi ai colleghi, agli amici e perfino ai nuovi vicini di casa; in breve tempo Nathalie si ritrova così completamente isolata dalla società.
Sebbene appaia destinata a sprofondare inesorabilmente in quell’imbarazzante baratro emotivo, l’incontro con un’affabile signora ormai avanti con gli anni, conosciuta casualmente in piscina, le darà a ogni modo la forza di guardarsi dentro, e di rinascere così a nuova vita…


In questa loro ultima pellicola i fratelli David e Stéphane Foenkinos raccontano il delicato momento di una donna nel bel mezzo di una crisi di nervi.
Apparentemente, Nathalie non alcun motivo per sentirsi inferiore agli altri, ma l’inesorabile scorrere del tempo finisce per giocarle decisamente un brutto scherzo; e così giorno dopo giorno si ritrova suo malgrado vittima di un vero e proprio cortocircuito emotivo, una situazione talmente complicata da impedirle addirittura di mantenere il controllo delle proprie azioni, arrivando perfino a ferire le persone a lei più care.
Ne “Il complicato mondo di Nathalie i momenti esilaranti si alternano ad attimi di vera e propria drammaticità, in un angosciante vortice di emozioni contrastanti.
Il personaggio interpretato da una Karin Viard particolarmente intensa, indiscutibilmente una delle punte di diamante dell’attuale cinema d’Oltralpe, con la sua interminabile serie di malefatte a danno di chi la circonda, finisce inevitabilmente per irritare, se non addirittura inquietare, lo spettatore, ma riesce indubbiamente anche a farlo commuovere.


Titolo: Il complicato mondo di Nathalie ( Jalouse )
Regia: David e Stéphane Foenkinos
Interpreti: Karin Viard, Thibault de Montalembert, Anaïs Demoustier, Dara Tombroff, Anne Darval
Nazionalità: Francia
Anno: 2017

domenica 14 ottobre 2018

50 PRIMAVERE di Blandine Lenoir: le tragicomiche peripezie di una straordinaria donna di mezz’età.



Aurore ( Agnès Jaoui ) è una donna sulla cinquantina, con un matrimonio fallito alle spalle, due figlie oramai grandi, e un posto da cameriera in un ristorante della provincia francese.
Ritrovatasi all’improvviso senza un lavoro, e di fronte alla prospettiva che presto diventerà nonna, Aurore prende definitivamente coscienza dell’inesorabile scorrere del tempo e, conseguentemente, inizia a temere di non riuscire più a trovare un uomo disposto ad amarla, e quindi a renderla felice.
L’incontro con un suo ex, Totoche ( Thibault de Montalembert ),  che molti anni prima la donna aveva lasciato per sposare colui che sarebbe poi diventato il padre delle sue figlie, le fa intravedere la possibilità che per lei non sia ancora tutto perduto; purtroppo, però, le  cose non saranno così semplici come invece lei aveva immaginato…


In questa sua ultima pellicola Blandine Lenoir narra le tragicomiche peripezie di una donna che, giunta alla fatidica “mezza età”, si ritrova suo malgrado a fare i conti con tutte le incertezze legate al proprio futuro.
In effetti, a un tratto Aurore inizia a mettere in discussione il proprio ruolo non solo all’interno di un mondo del lavoro che sembra non avere più bisogno di lei, ma anche e soprattutto nei rapporti con l’altro sesso; da qui la sua paura di non essere più desiderata dagli uomini.
Con “50 primavere” la regista francese  ha voluto affrontare un periodo particolarmente delicato nella vita di ogni donna, ed è riuscita a farlo con estremo garbo, ma soprattutto con il sorriso, evitando così ogni forma di inutile autocommiserazione.
Questo grazie anche a una straordinaria Agnès Jaoui, la quale, con la sua prorompente simpatia, presta anima e corpo a un personaggio che, nonostante un ricorrente senso di inadeguatezza, finisce comunque per riuscire a far sentire la propria voce, risultando quindi indubbiamente vincente.


Titolo: 50 primavere ( Aurore )
Regia: Blandine Lenoir
Interpreti: Agnès Jaoui, Thibault de Montalembert, Pascale Arbillot, Sarah Suco
Nazionalità: Francia
Anno: 2017

domenica 7 ottobre 2018

TUTTI IN PIEDI di Franck Dubosc: una riflessione dolceamara sul tema della disabilità e le sue conseguenze sociali.



Jocelyn ( Franck Dubosc ) può essere considerato a tutti gli effetti un “bugiardo seriale”.
Alla soglia dei cinquant’anni, con un’ottima posizione sociale, sembra proprio che non possa fare a meno di mentire in qualunque occasione, soprattutto quando si tratta di sedurre il genere femminile.
A causa di un clamoroso equivoco sorto con un’avvenente vicina di casa, Jocelyn tenta di farle credere di essere paraplegico e, in conseguenza di ciò, la donna decide di presentargli sua sorella Florence ( Alexandra Lamy ), un’affermata violinista con la passione per il tennis, che a seguito di un incidente stradale ha invece realmente perduto l’uso delle gambe.
A poco a poco tra i due si sviluppa un sentimento che va ben oltre la simpatia reciproca, ma Jocelyn, non avendo purtroppo il coraggio di dirle la verità, si ritrova giorno dopo giorno a rimandare una confessione da cui dipende il futuro della loro relazione; ma, come ben si sa, le bugie hanno le gambe corte…


Alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa, l’esilarante Frank Dubosc è riuscito a realizzare una gradevolissima commedia romantica in cui, durante quasi due ore di piacevole intrattenimento, si ride, ma soprattutto ci si emoziona.
Tutti in piedi” è infatti una riflessione dolceamara sul tema della disabilità e le sue conseguenze sociali, che rivela fin dalle prime scene il suo carattere “politicamente scorretto” ma con un obiettivo ben preciso, ovvero quello di ribadire che molto spesso la vera disabilità non risiede tanto nei cosiddetti portatori di handicap, quanto piuttosto nella mente di chi li circonda.
Affiancata dal re della commedia francese, Alexandra Lamy dà vita a un personaggio incredibilmente forte, disincantato ma al tempo stesso più che mai determinato a godere  anche del più breve attimo di felicità che, nonostante tutto, la vita è ancora in grado di regalarle; una donna che grazie alla sua sensibilità, ma soprattutto intelligenza, finisce per prendersi la sua grande rivincita nei confronti di tutto e di tutti.



Titolo: Tutti in piedi ( Tout le monde debout )
Regia: Franck Dubosc
Interpreti: Franck Dubosc, Alexandra Lamy, Elsa Zylberstein, Gérard Darmon
Nazionalità: Francia, Belgio
Anno: 2018

domenica 30 settembre 2018

EVA di Benoît Jacquot : un noir ambiguo e sensuale per la femme fatale Huppert.


Bertrand ( Gaspard Ulliel ) tenta di sbarcare il lunario come badante ( o forse sarebbe più corretto dire escort ) di uomini anziani.
Una sera, approfittando dell’improvvisa morte di uno dei suoi clienti ( un famoso drammaturgo inglese ), si impossessa dell’ultima commedia che l’uomo aveva appena terminato di scrivere. 
Qualche tempo dopo lo ritroviamo sul palco di un teatro, acclamato da un pubblico incredibilmente entusiasta proprio per quella stessa pièce teatrale della quale nel frattempo lui si è dichiarato l’autore. 
Adesso Bertrand può ritenersi una persona di successo, con un’ottima posizione sociale e una fidanzata di bella presenza nonché benestante. 
La sua sembrerebbe una vita perfetta, se non fosse per un unico spiacevole dettaglio: il suo impresario attende infatti da tempo, e con impazienza, il seguito di quella commedia che ha riscosso così tanto successo di pubblico, ma Bertrand, prevedibilmente, non ha la minima idea di cosa scrivere. 
L’incontro con Eva ( Isabelle Huppert ), una matura escort di alto bordo, gli fa immediatamente intravedere la possibilità di un soggetto per la sua pièce teatrale, ma la frequentazione con quella donna avrà per lui delle conseguenze del tutto inaspettate… 




Tratta dall’omonimo romanzo di James Hadley Chase, già portato sullo schermo nel 1962 da Joseph Losey, con protagonista l’indimenticabile Jeanne Moreau, la pellicola di Benoît Jacquot è un elegante e sensuale noir, caratterizzato dall’estrema ambiguità della relazione che si sviluppa tra i due protagonisti principali.
Da una parte abbiamo un giovane avventuriero, un arrampicatore sociale senza scrupoli, che dopo un facile e del tutto inaspettato successo, si ritrova a fare i conti con le inevitabili conseguenze dei suoi inganni; dall’altra troviamo invece una donna matura, estremamente intrigante, costretta ( ? ) a prostituirsi quotidianamente per far fronte alle ingenti spese richieste dall’avvocato del marito, attualmente in carcere.
Ad accomunarli vi è un’innegabile doppiezza dei loro comportamenti, che impedisce allo spettatore di stabilire con esattezza chi tra i due possa definirsi la vittima e chi il carnefice; questo almeno fino a che qualcosa ( o qualcuno ) non interverrà a rimettere definitivamente ognuno al proprio posto.
Dopo averla applaudita in “Elle, l’inquietante e pluripremiata pellicola di Paul Verhoeven, in “Eva” ritroviamo con immenso piacere la straordinaria e poliedrica Isabelle Huppert in versione femme fatale, da sempre uno dei ruoli a lei più congeniali.



Titolo: Eva ( Eva )
RegiaBenoît Jacquot
Interpreti: Isabelle Huppert, Gaspard Ulliel, Richard Berry, Julia Roy
Nazionalità: Francia
Anno: 2018

domenica 23 settembre 2018

LA MELODIE di Rachid Hami: la musica intesa come preziosa occasione di riscatto e rilancio della propria vita.



Simon Daoud ( Kad Merad ) è un violinista di mezz’età che, dopo una vita trascorsa in giro per il mondo a tenere concerti, si ritrova improvvisamente senza un ingaggio.
Nell’attesa di tempi migliori, decide suo malgrado di accettare l’incarico di insegnante di violino presso una scuola della banlieu parigina, frequentata da un gruppo di giovani studenti tutt’altro che disciplinati.
L’approccio con loro si rivela alquanto disastroso, ma con il passare dei giorni l’uomo riesce a suscitare nella classe un crescente interesse nei confronti della musica e dello strumento che da sempre rappresenta la sua più grande passione.
Tra i suoi alunni, Simon instaura ben presto un particolare rapporto con Arnold ( Alfred Renely ), un ragazzo di origini africane, che non ha mai avuto la possibilità di conoscere il proprio padre e che, soprattutto, si rivela fin da subito agli occhi del suo insegnante un vero talento.
Nonostante le problematiche che quotidianamente si ritrova ad affrontare, riuscirà Simon a preparare i suoi studenti, in tempo per il grande concerto di  fine anno scolastico che si terrà presso la Filarmonica di Parigi?




Protagonista assoluta della pellicola del regista algerino Rachid Hami è la musica, intesa soprattutto come preziosa occasione di riscatto e rilancio nella vita di due esseri umani appartenenti a due ben distinte realtà sociali, i quali, proprio grazie alla musica,  assistono a un cambiamento del tutto inaspettato nel corso delle loro rispettive esistenze.
In effetti, se da un lato il veterano Simon si ritrova a dare un nuovo significato alla propria passione per il violino, dall’altro il giovanissimo Arnold tramite lo studio di quello stesso strumento intravede la possibilità di un futuro ben lontano dai casermoni di periferia ai quali la sua modesta condizione sociale sembrerebbe invece volerlo relegare.
Kad Merad, noto soprattutto per la sua irresistibile interpretazione in “Giù al nord”, ne “La Mélodie” convince anche in un ruolo drammatico.
Ad affiancarlo in questa pellicola, il cui intento è veicolare un chiaro messaggio di speranza, troviamo l’esordiente Alfred Renely; la straordinaria semplicità della sua recitazione riesce indubbiamente a commuovere e scaldare il cuore.




Titolo: La Mélodie ( La mélodie  )
Regia: Rachid Hami
Interpreti: Kad Merad, Samir Guesmi, Alfred Renely, Jean-Luc Vincent
Nazionalità: Francia
Anno: 2017

domenica 2 settembre 2018

LOLO - GIU’ LE MANI DA MIA MADRE di Julie Delpy: la tragicomica declinazione del complesso di Edipo.



Violette ( Julie Delpy ) è una sofisticata donna di mezza età, impegnata professionalmente nel mondo della moda, che dalla fine del suo matrimonio, avvenuta 15 anni prima, non è più riuscita a trovare un uomo all’altezza delle sue aspettative. 
Durante una vacanza trascorsa a Biarritz in compagnia dell’amica Ariane ( Karin Viard ), Violette incontra Jean-René ( Dany Boon ), un goffo tecnico informatico anche lui con un matrimonio fallito alle spalle. 
Sebbene le appaia evidente fin da subito che quel tipo ha poco o nulla in comune con lei, tra loro si sviluppa ben presto qualcosa di più profondo di un semplice flirt estivo; e così, al termine della vacanza, i due decidono di continuare a frequentarsi. 
Però, ciò di cui Violette non ha tenuto conto è la presenza di suo figlio Lolo ( Vincent Lacoste ); quest’ultimo, ormai ventenne, nel disperato tentativo di mandare a monte l’ennesima relazione sentimentale della madre, inizia a escogitare una serie di terribili scherzi ai danni dell’ingenuo Jean-René… ma riuscirà anche questa volta nel suo ignobile intento?




Lolo: giù le mani da mia madre”, commedia dal sapore americano ma con chiarissimi riferimenti alla cultura francese, è una tragicomica declinazione del complesso di Edipo.
Attraverso una catena di gag tanto divertenti quanto atroci, riscontriamo in effetti fino a che punto può spingersi il morboso attaccamento di un figlio per la propria madre.
Vincent Lacoste, nei panni di Lolo, è semplicemente diabolico; dietro la sua apparenza così tranquilla e innocente, si nasconde in realtà un vero demone, che non si ferma davanti a nulla pur di continuare a mantenere l’esclusività del proprio rapporto con la genitrice.
Impegnato a difendersi dalle sue vili macchinazioni troviamo invece il sempre divertente Dany Boon, qui in un altro dei ruoli a lui più congeniali.
Il personaggio da lui interpretato, presentato inizialmente come un sempliciotto alquanto provinciale, non mancherà però di riservare allo spettatore più di una sorpresa; e questo nell’ottica della stessa Delpy ( regista e sceneggiatrice, oltre che interprete, della pellicola ) di tentare di superare i consueti pregiudizi legati alla provenienza geografica nonché all’appartenenza alle diverse classi sociali.  



Titolo: Lolo: giù le mani da mia madre ( Lolo  )
Regia: Julie Delpy
Interpreti: Julie Delpy, Dany Boon, Vincent Lacoste, Karin Viard
Nazionalità: Francia
Anno: 2015

venerdì 17 agosto 2018

UN AMORE SOPRA LE RIGHE di Nicolas Bedos: il divertente racconto di 45 turbolenti anni di vita insieme.



Alla morte del marito, sopraggiunta a seguito di un incidente ( ? ) avvenuto nei pressi delle scogliere di Etretat, Sarah Adelman ( Doria Tillier ) convoca un giornalista nella sua lussuosa abitazione per parlargli della sua storia d’amore con il defunto, durata ben 45 anni.
E così, in un lungo flashback, torniamo indietro nel tempo, e più precisamente nella Parigi del 1971, anno in cui Sarah, timida studentessa di origini ebree, fa la conoscenza di Victor ( Nicolas Bedos ), un aspirante scrittore, appartenente a una famiglia benestante.
Anche se inizialmente il giovane non sembra contraccambiare l’interesse che Sarah dimostra invece nei suoi confronti, i due inizieranno ben presto un’appassionata ma al tempo stesso turbolenta relazione che con alti e bassi  li accompagnerà esattamente fino al 2016.
Durante questo lungo periodo di tempo Victor riuscirà finalmente a emergere nel mondo dell’editoria, diventando addirittura uno dei più quotati scrittori francesi; mentre Sarah, dopo aver rinunciato definitivamente alle proprie ambizioni professionali, deciderà di continuare a vivere all’ombra del marito, rimanendo sempre e comunque al suo fianco.
Ma chi si nasconde in realtà dietro l’incredibile successo letterario di Victor?



La prima esperienza di Nicolas Bedos dietro la macchina da presa può ritenersi senza alcun dubbio un esperimento perfettamente riuscito.
Traendo spunto da numerosi riferimenti autobiografici, l’attore, nonché comico e drammaturgo, è infatti riuscito a portare sullo schermo il divertente, sebbene a tratti drammatico, racconto di una storia d'amore decisamente sopra le righe, che al tempo stesso ci permette di rivisitare 45 anni di storia e costume francese, grazie a una precisa e attenta ricostruzione della moda e degli ambienti dei diversi periodi attraversati.
Ad affiancarlo in questa sua opera prima troviamo Doria Tillier, sua compagna non solo sullo schermo ma anche nella vita privata, alla sua prima esperienza cinematografica, ma soprattutto sceneggiatrice con Bedos della pellicola.
E’ lei la vera mattatrice di  “Un amore sopra le righe, per l’incredibile effervescenza con cui interpreta un ruolo solo all’apparenza scanzonato, riuscendo in realtà a mettere ben in evidenza tutte le sfumature della sua profonda complessità interiore; un personaggio che nel dipanarsi delle vicende di certo non lesina sorprese allo spettatore.


Titolo: Un amore sopra le righe ( Mr & Mme Adelman  )
Regia: Nicolas Bedos
Interpreti: Nicolas Bedos, Doria Tillier, Denis Podalydès
Nazionalità: Francia
Anno: 2017


sabato 19 maggio 2018

PARIGI A PIEDI NUDI di Abel & Gordon: le tragicomiche peripezie di una singolare coppia di personaggi.


48 anni fa Martha ( Emmanuelle Riva ) ha lasciato il suo freddo e sperduto villaggio in Canada per trasferirsi a Parigi; e adesso, giunta alla veneranda età di 88 anni, sola e con la memoria che spesso le gioca brutti scherzi, rischia di dover andare a vivere contro la sua volontà in una casa di riposo.
Terrorizzata dall’idea che ciò accada, chiede quindi aiuto alla nipote Fiona ( Fiona Gordon ), un’imbranata bibliotecaria di mezz’età che vive ancora in Canada.
Quest’ultima, non appena riceve la lettera  dell’anziana zia, parte per Parigi, ma una volta giunta nella capitale francese, scopre purtroppo che Martha è misteriosamente scomparsa, e quindi si mette immediatamente sulle sue tracce.
Per lei questo è solamente l’inizio di un’infinita serie di tragicomiche peripezie nelle quali è però costantemente accompagnata da Dom ( Dominique Abel ), un curioso clochard parigino conosciuto poco dopo il suo arrivo in Francia.
Grazie a lui, la goffa Fiona riuscirà a trovare molto di più di ciò che sta realmente cercando…


Parigi a piedi nudi” è un’originale e gradevolissima commedia, nella quale, grazie al genio della supercollaudata accoppiata Abel & Gordon – autori, registi nonché interpreti di questa fortunata pellicola – l’indimenticabile comicità di Jacques Tati e degli attori del cinema muto torna a rivivere, e soprattutto a divertire, sullo schermo.
Sullo sfondo di una Parigi particolarmente colorata assistiamo infatti alle divertenti disavventure di una singolare coppia di personaggi, i quali, sebbene caratterizzati da due percorsi di vita diametralmente opposti, finiscono per trovarsi inaspettatamente in sintonia.
In effetti, l’amore, la solitudine, il sopraggiungere della vecchiaia, ma soprattutto l’accettazione del diverso, sono solo alcune delle importanti tematiche che, sebbene con il sorriso, “Parigi a piedi nudi” riesce ad affrontare.
Grazie all’indiscutibile bravura dei rispettivi interpreti, Fiona e Dom danno l’impressione di essere usciti direttamente da un cartone animato, contribuendo così a sottolineare il carattere decisamente surreale della pellicola.
Ad affiancarli, ritroviamo con piacere il sempre divertente Pierre Richard, e la straordinaria Emmanuelle Riva, qui nella sua ultima e commovente interpretazione.


Titolo: Parigi a piedi nudi ( Paris pieds nus )
Regia: Abel & Gordon
Interpreti: Dominique Abel, Fiona Gordon, Emmanuelle Riva, Pierre Richard
Nazionalità: Francia, Belgio
Anno: 2016

lunedì 7 maggio 2018

“La casa sul mare” di Robert Guédiguian: quando la salvezza dell'essere umano passa attraverso l’aiuto e l’ascolto del prossimo.



A Méjean, una piccola baia nei pressi di Marsiglia, tre fratelli si ritrovano attorno al capezzale del padre malato.
C’è Angèle ( Ariane Ascaride ), un’attrice non più giovane, che nonostante siano oramai trascorsi vent’anni non ha ancora elaborato il lutto per la perdita dell’amata figlioletta, avvenuta a seguito di un tragico incidente.
Joseph ( Jean-Pierre Darroussin ), un ex-manager in crisi depressiva da quando ha perduto il lavoro, il cui rapporto con la giovane fidanzata Bérangère ( Anaïs Demoustier ) è oramai giunto al capolinea.
E infine c’è Armand ( Gérard Meylan ); dei tre, l’unico a essere rimasto a Méjean, dove continua a gestire il vecchio e modesto ristorante di famiglia.
Questa riunione forzata finisce ben presto per riportare a galla vecchi rancori e incomprensioni tra i tre fratelli, ma soprattutto spinge inevitabilmente ognuno di essi a fare un bilancio della propria vita.
L’inaspettato ritrovamento di tre bambini, miracolosamente scampati al naufragio di un’imbarcazione di migranti avvenuto sulle coste di Marsiglia, riuscirà a dare un nuovo significato alle loro esistenze?



A far da sfondo alla sua ultima pellicola presentata alla 74° Mostra del Cinema di Venezia, Robert Guédiguian  ha scelto una suggestiva villa con vista sul Mar Mediterraneo.
Nel tornare ad affrontare i temi a lui tanto cari, con “La casa sul mare” ha portato sullo schermo le intense vicende di una famiglia che da troppi anni ha perduto la sua unità, avvalendosi ancora una volta del formidabile trio d’interpreti Ascaride – Darroussin – Meylan.
Un imprevisto ritorno nei luoghi natali può essere una preziosa occasione per tentare di rinsaldare legami alla base del cui allentamento sussistono però diverse questioni ancora irrisolte; e così, al cospetto di un padre che oramai non può più consigliarli nelle loro scelte, Angèle, Joseph e Armand si chiudono nel silenzio dei loro pensieri, domandandosi al tempo stesso che ne è rimasto dei grandi ideali della loro gioventù.
Sebbene per motivi diversi, ognuno di essi sembra vivere nel rimpianto per ciò che non è stato, e la prospettiva dell’inesorabile scorrere del tempo di certo non li aiuta a modificare la propria visione del presente.
E’ solamente nel momento in cui decidono di prendersi cura dei tre minori, che i fratelli Barberini sembrano ritrovare una nuova comunione di intenti, ma soprattutto la traccia di quei valori che gli sono stati trasmessi con continuità fin dagli anni della loro infanzia e che credevano di aver perduto per sempre.
Una commossa riflessione del regista sul fatto che la salvezza di ogni essere umano  passa inevitabilmente attraverso l’aiuto e l’ascolto del prossimo.


Titolo: La casa sul mare( La villa )
Regia: Robert Guédiguian
Interpreti: Jean-Pierre Darroussin, Ariane Ascaride, Gérard Meylan, Jacques Boudet, Anaïs Demoustier
Nazionalità: Francia
Anno: 2017

martedì 1 maggio 2018

“L’amore secondo Isabelle” di Claire Denis: il continuo e disperato peregrinare di una donna alla ricerca dell’anima gemella.



Isabelle ( Juliette Binoche ) è un’estrosa pittrice di mezza età, divorziata e con una figlia.
Dall’aspetto ancora decisamente piacente, la donna non vuole assolutamente arrendersi  all’idea di rimanere da sola.
Alla disperata ricerca di un amore che possa nuovamente riempire le sue giornate, intraprende una serie di relazioni sentimentali che puntualmente si rivelano un disastro, e dalle quali ne esce alquanto delusa.
Dopo aver interrotto la sua storia con un arrogante banchiere, che si dichiara pazzo di lei ma che allo stesso tempo le confessa candidamente di non voler lasciare sua moglie, decide quindi di concedersi a un attore insoddisfatto della propria vita, per poi ritrovarsi tra le braccia di uno sconosciuto incontrato casualmente in discoteca con il quale crede di essere finalmente approdata a un porto sicuro; ma le evidenti differenze tra loro due finiscono ben presto per decretare la fine del loro rapporto, lasciando Isabelle sempre più insicura di se stessa.
In questo suo continuo peregrinare alla ricerca dell’anima gemella, Isabelle arriva perfino a rivolgersi a un sensitivo; riuscirà quest’ultimo a infonderle finalmente la fiducia necessaria a guardare al futuro con maggiore ottimismo?


Partendo da “Frammenti di un discorso amoroso”, il celebre saggio di Roland Barthés, con questa sua pellicola la regista ha portato sullo schermo il complesso ritratto di una donna all’apparenza indipendente e spregiudicata, ma in realtà prigioniera delle sue mille paure e insicurezze, e proprio per questo estremamente bisognosa di amare ma soprattutto di essere amata.
In realtà “L’amore secondo Isabelle va ben oltre tutto ciò; in effetti nell’affrontare il modo in cui, con evidente difficoltà, la protagonista si rapporta con l’universo maschile, Claire  Denis  finisce inevitabilmente per spostare l’attenzione su ciò che di negativo caratterizza una certa tipologia di uomini.
L’interpretazione di Juliette Binoche  è semplicemente straordinaria; in questo tragicomico gioco delle parti l’attrice francese si muove infatti con incredibile disinvoltura, riuscendo a far brillare tra le lacrime e i sorrisi  quel bel sole interiore” che Isabelle porta dentro di sé, e che il corpulento veggente interpretato da Gérard Dépardieu ( illustre cameo del film insieme a quelli di Josiane Balasko e Valeria Bruni Tedeschi ) le consiglia di non smettere mai di cercare.



Titolo: L’amore secondo Isabelle ( Un beau soleil intérieur )
Regia: Claire Denis
Interpreti: Juliette Binoche, Gérard Dépardieu, Josiane Balasko, Valeria Bruni Tedeschi
Nazionalità: Francia
Anno: 2017

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