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lunedì 30 dicembre 2019

“LA BELLE EPOQUE” di Nicolas Bedos: una struggente riflessione sulla forza dell’amore di fronte all’inesorabile scorrere del tempo.



Victor ( Daniel Auteuil ) e Marianne ( Fanny Ardant ) sono una coppia di mezz’età il cui matrimonio, dopo tanti anni, sembra oramai giunto al capolinea; alla base dell’evidente mancanza di comunicazione tra i due vi è essenzialmente una diverso modo di affrontare e intendere la vita.
In effetti, mentre la volitiva Marianne, psicanalista di professione, conduce la sua esistenza direttamente proiettata nel futuro, Victor, un disegnatore di talento ma disoccupato, vive giorno dopo giorno con lo sguardo costantemente rivolto al passato; e così, quando un giorno una società di intrattenimenti, appositamente specializzata nel ricreare qualunque epoca del passato, gli offre la possibilità di vivere o rivivere un periodo a sua scelta, l’uomo senza alcuna esitazione decide di tornare nel 1974, e più precisamente al 16 maggio di quell’anno: giorno in cui conobbe proprio colei che poi sarebbe diventata sua moglie.
L’incontro con Margot ( Doria Tillier ), l’attrice scelta per interpretare il ruolo di Marianne da giovane, permetterà a Victor di rivivere tutte le emozioni di quell’innamoramento, ma al tempo stesso rappresenterà per lui, e non solo, la buona occasione per fare definitivamente pace con il proprio presente…




Dopo averci deliziato con il vivace e colorato “Un amore sopra le righe”, il regista nonché interprete francese torna a parlare di sentimenti, e di come siano inevitabilmente destinati a trasformarsi nel tempo.
Grazie a una sceneggiatura decisamente originale,  e avvalendosi di uno straordinario cast di interpreti, tra cui primeggiano due straordinarie icone del cinema d’oltralpe, come l’istrionico Daniel Auteuil e la sempre affascinante Fanny Ardant, Nicolas Bedos ha firmato la sua seconda regia portando sullo schermo un’altra leggiadra pellicola piacevolmente velata di malinconia.
Un’accurata ricostruzione degli ambienti nonché dei costumi e delle musiche dell’epoca ( elemento che contraddistingue assolutamente l’operato della società di intrattenimenti che consente a Victor di veder esaudito il suo desiderio ), ci permette di (ri)tuffarci nella lontana primavera del 1974, periodo in cui, seppure nella finzione ( una sorta di film nel film, come in un elaborato gioco di scatole cinesi ) assistiamo allo sbocciare dell’amore tra i due protagonisti principali, ignari, allora, di quale percorso avrebbero intrapreso i loro sentimenti.
Sospesa tra passato e presente, “La belle époque” offre allo spettatore uno struggente spunto di riflessione su come l’amore possa riuscire a resistere all’inesorabile scorrere del tempo, ma soprattutto sull’indiscutibile ruolo che ognuno di noi riveste affinché ciò  possa realmente accadere.





Titolo: La belle époque ( La belle époque )
Regia: Nicolas Bedos
Interpreti: Daniel Auteuil, Fanny Ardant, Doria Tillier, Guillaume Canet
Nazionalità: Francia
Anno: 2019

domenica 28 ottobre 2018

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ETA’ di Daniel Auteuil: commedia brillante costantemente in bilico tra immaginazione e realtà.



E’ passato un po’ di tempo dall’ultima volta in cui Daniel ( Daniel Auteuil ) e Patrick ( Gérard Depardieu ), amici di vecchia data, si sono incontrati; più precisamente da quando quest’ultimo ha deciso di divorziare dalla moglie.
Adesso Patrick ha una nuova compagna, Emma ( Adriana Ugarte ), un’aspirante attrice di origini spagnole, bellissima e soprattutto giovane; ed è talmente impaziente di farla conoscere all’amico, da autoinvitarsi a cena a casa di lui, sebbene Daniel conosca già quali riserve sua moglie Isabelle ( Sandrine Kiberlain ) nutre al riguardo.
La donna, che non ha mai perdonato Patrick per aver lasciato la sua migliore amica, nonostante alcune remore iniziali, accetta comunque di accogliere la nuova coppia in casa sua.
La sera della cena Daniel, talmente affascinato dall’incredibile sensualità di Emma, inizia a fantasticare di avere una relazione con lei…


Tratto da una pièce teatrale di Florian Zellier, nella quale aveva in precedenza recitato lo stesso Auteuil, “Sogno di una notta di mezza età” è una gradevole commedia costantemente in bilico tra fantasia e realtà, animata da dialoghi brillanti, carichi di doppi sensi, sebbene mai volgari.
Vuoi per la fervida immaginazione di cui è innegabilmente dotato, vuoi per un sentimento di invidia nei confronti dell’amico che ha trovato il “coraggio” di abbandonare moglie e figli per vivere una vita che possa renderlo veramente felice, Daniel comincia a costruire nella sua mente un’esistenza parallela a quella reale, anche se  fin dalle prime scene della pellicola ci viene presentato come un uomo innamorato della propria consorte, e quindi sentimentalmente appagato
Sarà tuttavia sufficiente il tempo di una serata per permettergli di capire ciò che è realmente importante per lui.
Daniel Auteuil conferma la sua versatilità di interprete divertendo lo spettatore in un susseguirsi di gag alquanto esilaranti; alla sua quarta esperienza dietro la macchina da presa, capeggia un cast di tutto rispetto in cui spicca comunque per bellezza e simpatia l’attrice spagnola Adriana Ugarte, già apprezzata dal pubblico italiano nell’intenso “Julieta” di Pedro Almodóvar.


Titolo: Sogno di una notte di mezza età ( Amoureux de ma femme )
Regia: Daniel Auteuil
Interpreti: Daniel Auteuil, Sandrine Kiberlain, Gérard Depardieu, Adriana Ugarte 
Nazionalità: Francia
Anno: 2018

martedì 23 ottobre 2018

QUASI NEMICI: L’IMPORTANTE E’ AVERE RAGIONE di Yvan Attal: l’imprescindibile ruolo della parola.



Parigi. Pierre Mazard ( Daniel Auteuil ) è un maturo professore della facoltà di giurisprudenza, rinomato tanto per i suoi modi bruschi, e il suo essere decisamente “politically uncorrect”, quanto per la sua incredibile dialettica.
Neila Salah ( Camélia Jordana ) è invece una giovane studentessa, nata in Francia ma di origini magrebine,  che sogna di diventare un giorno avvocato.
Arrivata in ritardo al primo giorno di lezione del professor Mazard, Neila viene da quest’ultimo pesantemente umiliata di fronte agli altri studenti; e a seguito dell’incredibile ondata di proteste scatenata da questo spiacevole episodio, l’uomo rischia di vedersi infliggere gravi sanzioni da parte del collegio disciplinare dell’Università.
Nel tentativo di riabilitare la sua immagine di fronte all’opinione pubblica, il rettore della facoltà gli suggerisce quindi di impegnarsi a preparare la giovane per il concorso di eloquenza al quale partecipano ogni anno le varie università francesi; e Pierre, suo malgrado, è costretto ad accettare.
Dopo un inizio alquanto disastroso, in cui insegnante e allieva non sembrano essere molto compatibili caratterialmente, a poco a poco tra i due si sviluppa una complicità del tutto inaspettata; ma la mancanza di sincerità da parte di Pierre rischierà di interrompere per sempre il loro rapporto…




Fin dalle prime scene si ha l’impressione che “Quasi nemici: l’importante è avere ragione” voglia affrontare una tematica tanto delicata quanto  attuale come quella dell’integrazione di culture e religioni diverse all’interno di un paese europeo, ma in realtà con lo svilupparsi della vicenda ci accorgiamo che l’intento del regista è di andare ben oltre.
In effetti in questa sua ultima pellicola Yvan Attal concentra la sua attenzione sull’imprescindibile importanza della parola nella quotidianità di ognuno di noi, e quindi non solamente nell’ambito della vita professionale.
E’ infatti grazie allo sviluppo di una buona dialettica che ogni essere umano ha la possibilità di esprimersi e far valere le proprie idee, e questo indipendentemente dall’effettiva bontà delle stesse.
A questo proposito il regista mette a confronto due personaggi che per età, estrazione sociale, ma soprattutto esperienze di vita hanno poco o nulla in comune; ciononostante, in conseguenza della loro frequentazione, a poco a poco riescono comunque a sviluppare una stima reciproca.
Pierre Mazard, nonostante il suo spudorato e irritante cinismo, porta innegabilmente con sé anche “qualcosa di buono”, come avrà modo di scoprire la stessa Neila; questo però solamente dopo aver messo da parte le innumerevoli riserve nei confronti del suo singolare mentore.
Il veterano Daniel Auteuil ci regala una delle migliori interpretazioni della sua lunga e fortunata carriera cinematografica, affiancato questa volta dalla talentuosa Camélia Jordana, volto noto anche del panorama musicale francese, e premiata ai César 2018,  proprio per la sua interpretazione in “Quasi nemici”, come migliore promessa femminile.   




Titolo: Quasi nemici: l’importante è avere ragione ( Le brio )
Regia: Yvan Attal
Interpreti: Daniel Auteuil, Camélia Jordana, Yasin Houicha, Nozha Khouadra
Nazionalità: Francia
Anno: 2017


martedì 18 novembre 2014

“Una top model nel mio letto” di Francis Weber: un riuscito susseguirsi di situazioni esilaranti per un maestro della commedia francese.


François Pignon (Gad Elmaleh) è un timido posteggiatore, innamorato da sempre della bella Emilie (Virginie Ledoyen).
Un giorno, camminando per strada, viene casualmente fotografato da un paparazzo insieme ad una coppia di amanti: Pierre Levasseur (Daniel Auteuil), un ricco industriale, ed Elena (Alice Taglioni) una famosa top-model.
A seguito della pubblicazione di quella foto sul giornale, nello spudorato tentativo di salvare il proprio matrimonio con Christine (Kristin Scott Thomas), a cui deve la sua fortuna, Levasseur offre del denaro a François, affinché quest’ultimo finga di avere una relazione con Elena.
L’uomo decide di accettare quell’insolita proposta, al solo scopo di aiutare economicamente l’amata Emilie, acconsentendo, tra l’altro, ad ospitare nella propria casa l’affascinante indossatrice. 
Da quel momento in poi, sarà tutto un susseguirsi di situazioni esilaranti…



Ambientata sullo sfondo di una Parigi decisamente patinata, “Una top model nel mio letto” è una divertente commedia degli equivoci scritta e diretta da Francis Weber, considerato in Francia un vero maestro del genere.
Il regista e sceneggiatore francese, autore, tra gli altri, del pluripremiato “La cena dei cretini” e “L’apparenza inganna”, riporta sullo schermo il personaggio di François Pignon ( la cui semplicità ed onestà finiscono per avere la meglio su ogni forma di inganno ) interpretato questa volta dal bravissimo Gad Elmaleh.
Ad affiancarlo troviamo un notevole cast di interpreti; tra cui, giusto per citarne alcuni, il sempre efficace Daniel Auteuil, nella parte del marito fedifrago, l’elegante Kristin Scott Thomas, che riesce a brillare anche in un ruolo minore, e il grande Michel Aumont, un vero veterano del cinema francese.
Tutti insieme contribuiscono a dare ulteriore smalto ad una pellicola che già di per sé si contraddistingue per la briosità dei dialoghi, senza però mai scadere nella volgarità.


Titolo: Una top model nel mio letto ( La doublure )
Regia: Francis Weber
Interpreti: Daniel Auteuil, Kristin Scott Thomas, Gad Elmaleh, Dany Boon, Alice Taglioni, Richard Berry
Nazionalità: Francia
Anno: 2006


domenica 19 ottobre 2014

“Il mio amico giardiniere” di Jean Becker: il delicato e struggente racconto di un’amicizia ritrovata.


Un pittore di mezz’età (Daniel Auteuil), che sta attraversando un periodo di crisi sia a livello personale che professionale, decide di assumere un giardiniere per creare un piccolo orto all’interno della sua proprietà in campagna, dove è solito rifugiarsi a dipingere durante le sue fughe da Parigi.
Con sua grande sorpresa, gli si presenta alla porta un amico di infanzia (Jean-Pierre Darroussin): un ferroviere adesso in pensione, con la passione per il giardinaggio. 
Sebbene dopo gli anni della scuola i due uomini abbiano preso strade completamente diverse, quell’incontro sarà per entrambi una preziosa occasione per vivere una seconda adolescenza…



Tratta dal romanzo di Henri Cueco, “Dialogue avec mon jardinier”, la pellicola di Jean Becker è il delicato racconto di un’amicizia ritrovata.
NeIl mio amico giardiniere” si assiste infatti all’incontro di due universi completamente differenti: da una parte, quello frenetico del pittore, fatto di serate mondane, gallerie d’arte e visite a musei, dall’altro, quello  più tranquillo del giardiniere, caratterizzato dall’amore per la natura e le piccole cose.
Nonostante i due uomini abbiano avuto esperienze di vita diverse, il loro inaspettato incontro, oltre a riaccendere l’allegra complicità che aveva caratterizzato lo loro amicizia durante gli anni dell’adolescenza, permette a ciascuno di essi di iniziare a guardare il mondo anche con gli occhi dell’altro.
Come già suggerito dal titolo dell’opera di Henri Cueco ( scelto tra l’altro anche per il titolo originale della pellicola ), il dialogo assume un ruolo fondamentale all’interno del loro rapporto; in effetti, è  il dialogo che a poco a poco li porta a confidarsi e ad aiutarsi vicendevolmente, nel tentativo di superare le loro personali afflizioni.
L’interpretazione dei due attori protagonisti risulta indubbiamente riuscita; accanto a Daniel Auteuil ( una vera garanzia del cinema francese ), troviamo un bravissimo Jean-Pierre Darroussin.
Quest’ultimo, ancora poco conosciuto dal pubblico italiano, riesce infatti a divertire e, soprattutto, a commuovere, grazie alla struggente aurea di semplicità e poesia che conferisce al proprio personaggio.


Titolo: Il mio amico giardiniere (Dialogue avec mon jardinier)
Regia: Jean Becker
Interpreti: Daniel Auteuil, Jean-Pierre Darroussin, Fanny Cottençon, Hiamm Abbass
Nazionalità: Francia
Anno: 2007



mercoledì 17 settembre 2014

“L’avversario” di Nicole Garcia: l’allucinante racconto di una storia vera.


Jean-Marc Faure (Daniel Auteuil) è un medico affermato, nonché ricercatore presso l’OMS di Ginevra; sposato con Christine (Géraldine Pailhas) e padre di due bambini, conduce un’esistenza agiata nei pressi dei confini con la Svizzera.
All’apparenza la sua vita sembrerebbe perfetta, se non fosse per un particolare: Jean-Marc non si è mai laureato; abbandonati gli studi al secondo anno di medicina, da quel momento in poi ha sempre fatto credere a tutti di essere quello che non è.
Tutte le mattine esce di casa fingendo di recarsi al lavoro, mentre in realtà trascorre le giornate nella propria auto, parcheggiata all’interno delle stazioni di servizio, o, addirittura, in camere di albergo, quando deve simulare un viaggio all’estero.
Non avendo un lavoro, ma desiderando ugualmente garantire a se stesso e ai componenti della propria famiglia un elevato tenore di vita, nel corso degli anni è riuscito, con la truffa, ad impossessarsi del denaro di parenti e amici.
Con il passare del tempo, però, diventa sempre più difficile per lui portare avanti questa messa in scena, tanto più che Christine inizia a sospettare che il marito le abbia sempre mentito.
Il giorno in cui lei riesce finalmente a metterlo di fronte alle sue menzogne, l’uomo la uccide; poco dopo, anche ai due figli e ai genitori di Jean-Marc toccherà la stessa drammatica sorte…



Nel 1993 Jean-Claude Romand, dopo essersi finto medico per diciotto anni, sterminò l’intera famiglia, venendo per questo motivo condannato all’ergastolo.
A seguito degli incontri avuti con lui in carcere, Emmanuel Carrère ha poi scritto un romanzo sulla sua storia, “L’avversario”; ed è proprio da questo libro che Nicole  Garcia ha tratto la sua allucinante pellicola, modificando però i nomi dei singoli personaggi coinvolti nella vicenda.
Nella parte di Jean-Marc Faure, Daniel Auteuil dà l’ennesima dimostrazione della sua indiscussa bravura.
In effetti, è semplicemente straordinario nell’interpretare un uomo per il quale l’apparire è più importante dell’essere, e la cui preoccupazione principale, malgrado tutto, consiste nel non far mai mancare nulla ai propri familiari; ed è proprio a causa di questa sua visione della vita che, giorno dopo giorno, anno dopo anno, Jean-Marc si ritrova sempre più intrappolato nel vortice della menzogna.
Per tutta la durata del film, gli intensi sguardi ed i lunghi silenzi di Daniel Auteuil risultano decisamente più eloquenti delle parole, nel trasmettere allo spettatore la crescente angoscia del suo personaggio; quella stessa angoscia che, spingendolo a poco a poco verso un punto di non ritorno, finirà per portarlo a macchiarsi del più atroce dei delitti.
La drammatica colonna sonora del maestro Angelo Badalamenti, poi, riesce a  sottolineare alla perfezione l’atmosfera di suspense e follia che permea l’intera pellicola, nonché l’incredibile freddezza con la quale l’intera vicenda viene abilmente narrata dalla regista, nonché attrice, di origine algerina.


Titolo: L’avversario ( L’adversaire )
Regia: Nicole Garcia
Interpreti: Daniel Auteuil, Géraldine Pailhas, François Cluzet, Emmanuelle Devos
Nazionalità: Francia
Anno: 2002



domenica 27 ottobre 2013

“Niente da nascondere” di Michael Haneke: un thriller carico di tensione che scava in modo quasi disturbante nella psiche umana.


Georges Laurent (Daniel Auteuil) è un critico letterario televisivo che vive a Parigi insieme alla moglie Anne (Juliette Binoche) e al figlio adolescente Pierrot.
La sua vita scorre tranquilla tra casa e lavoro fino al giorno in cui riceve una videocassetta anonima sulla quale sono state registrate, in un lungo ed inspiegabile piano sequenza, le riprese dell’esterno della sua abitazione.
Poiché a quella videocassetta ne seguono ben presto delle altre, i due coniugi, seriamente preoccupati, decidono di rivolgersi alla polizia, la quale al momento si dichiara comunque impossibilitata ad intervenire.
Quando Georges comincia a ricevere insieme alle videocassette dei disegni alquanto inquietanti, inizia a sospettare che colui che da diverse settimana sta turbando la serenità della sua famiglia sia Majid (Maurice Bénichou): il figlio di due braccianti algerini che alla fine degli anni cinquanta lavoravano presso la tenuta dei suoi genitori…


Differentemente da quanto recita il titolo italiano, Georges Laurent ha molto da nascondere, o così almeno sembrerebbe, a giudicare dalla sua spiccata riluttanza ad affrontare il passato e, soprattutto, a rivelare alla moglie Anne che cosa accadde effettivamente tra lui e il suo coetaneo algerino quando quest’ultimo, rimasto orfano all’inizio degli anni sessanta, venne adottato dalla sua famiglia.
Con questo thriller, premiato per la miglior regia al 58° Festival di Cannes, Michael Haneke è riuscito a scavare con la sua caratteristica maestria, e in modo quasi disturbante, nella psiche del protagonista, rendendoci a poco a poco partecipi non solamente della sua paura di perdere quella tranquillità, anche familiare, che fino a quel momento la sua posizione sociale era riuscita a garantirgli, ma anche e soprattutto del suo pressante senso di colpa per avere fatto in modo, molti anni prima, che  Majid venisse allontanato dalla casa paterna.
Al termine della visione di “Niente da nascondere” non abbiamo assolutamente la certezza di essere riusciti a sciogliere quell’enigma che per circa due ore ci tiene saldamente incollati al video, sebbene il regista sembri volercene fornire la soluzione nella scena finale, mentre scorrono lentamente in sovraimpressione i titoli di coda.
Con la sua magistrale interpretazione, Daniel Auteuil si dimostra ancora una volta all’altezza delle più elevate aspettative, magnificamente affiancato da una particolarmente intensa Juliette Binoche.
Infine, una menzione speciale spetta alla mitica Annie Girardot, che compare in un cameo nel ruolo dell’anziana madre del protagonista.


Titolo: Niente da nascondere ( Caché )
Regia: Michael Haneke
Interpreti: Daniel Auteuil, Juliette Binoche, Annie Girardot, Bernard Le Cocq
Nazionalità: Francia, Germania, Austria, Italia
Anno: 2005

domenica 9 giugno 2013

“Il mio migliore amico” di Patrice Leconte: chi trova un amico, trova un tesoro.


François (Daniel Auteuil) è un cinico antiquario che gestisce con successo una galleria d’arte insieme alla socia Catherine (Julie  Gayet).
Separato e con una figlia che studia all’Università, l’uomo vive da solo in un elegante appartamento parigino.
Una sera, durante una cena per il suo compleanno, Catherine gli fa notare come lui, a causa del suo pessimo carattere, non abbia amici.
Terribilmente ferito dalle parole della socia, e più che mai determinato a provarle il contrario, l’antiquario si impegna quindi a presentarle entro dieci giorni il suo migliore amico.
Tentando di riallacciare i rapporti con le sue vecchie conoscenze, François scopre però di essere disprezzato da tutti proprio per il suo eccessivo egoismo.
Quando un giorno incontra Bruno (Dany Boon), un estroverso taxista appassionato di quiz televisivi, approfittandosi della semplicità ed ingenuità dell’uomo, e per non perdere la scommessa fatta con la sua socia, François tenta di far passare lui come il suo migliore amico; ma  gli eventi prenderanno per entrambi una piega del tutto inaspettata…

Dopo averlo applaudito in pellicole del calibro de ”La ragazza sul ponte” e “Confidenze troppo intime”, nel 2006 Patrice Leconte tornò sul grande schermo affrontando con garbo ed eleganza il delicato tema dell’amicizia, in un’epoca in cui diventa sempre più difficile riuscire ad ascoltare gli altri, e ad essere ascoltati.
Il mio migliore amico” è in effetti una gradevole commedia che, pur divertendo lo spettatore con situazioni e battute esilaranti, lo porta inevitabilmente a riflettere sull’importanza e l’effettivo valore dei rapporti umani.
Protagonisti della vicenda sono due uomini appartenenti a due classi sociali differenti.
François è un antiquario di successo che ha anteposto il proprio lavoro a tutto il resto. Completamente assorbito dal frenetico stile di vita che la sua professione gli impone, non ha mai avuto il tempo, e l’occasione, di soffermarsi a riflettere sull’esigenza di avere degli amici sui quali poter contare in caso di necessità.
A fargli da contraltare troviamo Bruno: un taxista dal carattere decisamente estroverso. Abbandonato dalla moglie, il suo unico obiettivo è quello di riuscire finalmente a partecipare al quiz televisivo “Chi vuol essere milionario?”.
E’ essenzialmente l’incontro di due solitudini ciò che viene narrato in questa pellicola, sebbene François non sia consapevole della propria fino a quando non gli viene fatto notare pubblicamente dalla sua socia in affari.
Al fine di respingere al mittente la scomoda osservazione rivoltagli, e soprattutto per non perdere la scommessa che ha fatto con Catherine, François si mette subito alla disperata ricerca del suo “migliore amico”; in conseguenza di ciò però, oltre a rendersi conto che l’amicizia, a differenza delle opere d’arte di cui quotidianamente si occupa, non ha un prezzo, scoprirà quello che effettivamente la gente pensa di lui.
Tuttavia, grazie all’incontro con Bruno potrà finalmente capire cosa significhi avere qualcuno su cui poter realmente contare.
Daniel Auteuil, già diretto da Patrice Leconte in due precedenti occasioni, dà l’ennesima dimostrazione della sua incredibile bravura nella parte del cinico François, il cui carattere, come dichiarato dallo stesso regista, è diametralmente opposto a quello dell’attore che lo interpreta.
Inoltre, accanto a lui ritroviamo un divertentissimo Dany Boon, che all’epoca non era ancora stato  travolto dal successo internazionale di “Giù al nord”: la pellicola del 2008 da lui diretta e interpretata.



Titolo: Il mio migliore amico ( Mon meilleur ami )
Regia: Patrice Leconte
Interpreti: Daniel Auteuil, Dany Boon, Julie Gayet, Julie Durand
Nazionalità: Francia
Anno: 2006

domenica 7 ottobre 2012

“La ragazza sul ponte” di Patrice Leconte: una favola moderna la cui morale ci invita alla speranza.


Girato in bianco e nero da Patrice Leconte, il regista del fortunato “Il marito della parrucchiera”, “La ragazza sul ponte” narra come l’inaspettato incontro tra una giovane donna  e un uomo maturo   (interpretati rispettivamente da una deliziosa Vanessa Paradis e uno smaliziato Daniel Auteuil) riesce a stravolgere completamente le sorti delle loro disperate esistenze. E’ una favola moderna dalle tinte noir, la cui morale ci esorta a credere, oltreché a sperare, che nella vita, anche nelle situazioni apparentemente più critiche, possa sempre esserci un lieto fine.
Adèle (Vanessa Paradis) è una giovane donna con un passato travagliato alle spalle. Alla continua ricerca del vero amore fin dai primi anni della sua adolescenza, si è sempre sentita usata dagli uomini che ha incontrato lungo il suo percorso e che si sono approfittati della sua ingenuità.
Una notte, in preda al massimo sconforto, decide di porre fine alla sua breve esistenza, gettandosi da un ponte sulla Senna.
Salvata in extremis da Gabor (Daniel Auteuil), un maturo lanciatore di coltelli disoccupato, le viene proposto da quest’ultimo di diventare sua assistente negli spettacoli che organizza in giro per l’Europa.
Sebbene inizialmente titubante, Adèle finisce per accettare la proposta di lavoro di quell’uomo, non avendo nulla da perdere.
A seguito di quell’insolito incontro, inizierà per loro due un periodo di inaspettata fortuna, durante il quale si ritroveranno a viaggiare con il loro spettacolo dalla Francia all’Italia, dalla Grecia alla Turchia.
Acquisita una maggiore fiducia in se stessa e nei confronti della vita, Adèle deciderà così di allontanarsi da Gabor, dopo essersi per l’ennesima volta infatuata di un uomo da poco conosciuto su di una nave da crociera.
Il suo rapporto con il lanciatore di coltelli, mantenutosi fino ad allora su di un piano strettamente professionale, si paleserà essere qualcosa di più profondo, soltanto quando lei, resasi definitivamente conto di non poter più stare lontano da quell’uomo, deciderà di tornare da lui.
I due si rincontreranno a Istanbul. Questa volta, però, sarà Adèle a trovarlo su di un ponte, in procinto di gettarsi nel fiume.
L’improvvisa apparizione e la dolcezza della ragazza dissuaderanno Gabor dal commettere quell’estremo gesto.



Partendo dall’incontro di due persone che, pur caratterialmente diverse, sembrano vivere costantemente sull’orlo del precipizio, Leconte dipana una storia sull’amore e la fortuna, sulla voglia di scegliersi e, soprattutto, di rimanere insieme.
Adèle è una ragazza che, nonostante la sua giovane età, può a ragion veduta ritenersi delusa dalla vita. La sera in cui decide di farla finita per sempre, ecco che l’incontro con Gabor le accende nell’animo un nuovo barlume di speranza
Sebbene inizialmente terrorizzata dall’idea di diventare il vulnerabile bersaglio dei suoi pericolosissimi coltelli, Adèle decide di seguire quell’uomo, la cui maturità gli permette di guardare alla vita con disincanto.
Fino a quando i due rimangono insieme, la fortuna continua a sorridere a entrambi, con i loro spettacoli che riscuotono ovunque un enorme successo.
Il loro è un rapporto che, sebbene improntato essenzialmente alla professionalità, sembra nascondere qualcosa di più profondo e coinvolgente, sebbene nessuno dei due abbia il coraggio di riconoscerlo e, quindi, di ammetterlo.
In effetti, è nel momento in cui vediamo Gabor lanciare con estrema precisione i suoi affilati coltelli contro Adèle, che tra i due sembra instaurarsi una maggiore intimità, proprio come in un rapporto erotico, all’interno del quale si presenta alquanto labile il confine tra paura e piacere; come  appare evidente anche dalla visione di questa clip, in cui, grazie anche alla stupenda melodia di "Who Will Take My Dreams Away?" ( interpretata da Marianne Faithful ), ci ritroviamo magicamente coinvolti nella sensuale atmosfera di quel momento così carico di passione; una passione destinata inevitabilmente ad esplodere.
La scelta del bianco e nero, oltre a rendere questa pellicola originale dal punto di vista visivo, riesce a sospenderla nel tempo, come se il regista avesse voluto sottolineare l’eterna validità del messaggio di speranza che con “La ragazza sul ponte” ci vuole trasmettere.



Titolo: La ragazza sul ponte ( La fille sur le pont )
Regia: Patrice Leconte
Interpreti : Daniel Auteuil, Vanessa Paradis, Luc Palun, Frederic Pfluger
Nazionalità: Francia
Anno : 1999

domenica 12 agosto 2012

“Incontri d’amore” di Arnaud e Jean-Marie Larrieu: l’insolito risveglio dei sensi di una coppia borghese.


Con la cartolina dalla Francia di oggi vorrei riscoprire insieme a voi “Incontri d’amore”: la divertente commedia dei fratelli Arnaud   e Jean-Marie Larrieu uscita nelle sale francesi nel 2005, nella quale, affrontando con ironia l’argomento “scambio di coppia”, si parla di un diverso modo di intendere l’amore e il sesso.
William (Daniel Auteuil) e Madeleine (Sabine Azéma) sono una coppia di mezz’età che conduce una vita tranquilla a Grenoble.
Meteorologo in pensione lui, con l’hobby della pittura lei, hanno una figlia che studia in Italia.
Un giorno, mentre Madeleine si trova sui monti del Vercors, intenta a ritrarne il paesaggio, incontra Adam (Sergi López), il sindaco non vedente di uno dei paesi della zona, che le mostra un vecchio casolare in vendita.
Madeleine ne rimane talmente entusiasta che, dopo qualche giorno, porta a vederlo anche il marito; i due decidono così di acquistarlo.
Una volta trasferitisi nella nuova abitazione, fanno subito amicizia con Adam e sua moglie Eva (Amira Casar); e quando la casa di questi ultimi viene distrutta da un incendio, William e Madeline si offrono di ospitarli nella loro.
A seguito di questa loro convivenza però, William e Madeleine si ritroveranno lentamente coinvolti in uno scambio di coppie, sperimentando così un inaspettato risveglio dei sensi e, al tempo stesso, liberandosi dai rigidi schemi che avevano caratterizzato fino ad allora la loro tranquilla vita borghese.



William e Madeleine sono una delle tante coppie di mezz’età con un matrimonio ben collaudato e una figlia che non vive più con loro, che si sta preparando, sebbene lentamente, all’idea di invecchiare.
Mentre William ci viene presentato come un uomo completamente smarrito, da quando è andato in pensione, Madeleine sembra ricercare nuove emozioni nella pittura.
L’acquisto di una nuova casa e, soprattutto, l’amicizia con i nuovi vicini li porteranno inaspettatamente a rimettere in discussione alcuni aspetti che riguardano la loro vita di coppia.
Grazie ai loro nuovi amici verranno infatti introdotti nel mondo degli “scambisti”, riscoprendo così, come se all’improvviso fossero tornati ad essere dei passionali adolescenti, la possibilità di giocare con il sesso.
Il titolo francese della pellicola recita “dipingere o fare l’amore” proprio per sottolineare l’improvviso cambiamento che caratterizza la vita di William e Madeleine e che li porta, una volta che Adam e Eva si saranno allontanati da loro, a ripetere anche con un’altra coppia lo stesso tipo di esperienza.
Incontri d’amore” è indubbiamente una piacevole commedia, grazie anche alle lodevoli interpretazioni di Daniel Auteuil e Sabine Azéma, i quali, nei rispettivi ruoli, sono riusciti a calarsi con naturalezza all’interno di un contesto che spesso rasenta il grottesco.
Alla riuscita della pellicola ha contribuito anche la scelta delle locations; i fratelli Larrieu hanno infatti ambientato “Incontri d’amore” nelle verdi Prealpi del Vercors ( regione del Rodano-Alpi ), dove Madeleine si reca per dipingerne il paesaggio e, soprattutto, dove scopre il vecchio casolare in vendita.



Titolo: Incontri d’amore ( Peindre ou faire l’amour )
Regia: Arnaud e Jean-Marie Larrieu
Interpreti : Daniel Auteuil, Sabine Azéma, Sergi López, Amira Casar
Nazionalità : Francia
Anno : 2005



martedì 7 agosto 2012

“Un cuore in inverno” di Claude Sautet: negli imperscrutabili meandri dell’animo umano.


E’ uno degli ultimi capolavori del grande regista francese Claude Sautet, la pellicola che vorrei consigliarvi con la cartolina dalla Francia di oggi.
Un cuore in inverno” riscosse in effetti un grandissimo successo, sia di critica che di pubblico, in tutta Europa; e, tra i numerosi riconoscimenti ottenuti, vorrei ricordare in particolare il Leone d’argento assegnato, a Venezia, proprio alla regia di Sautet.
Maxime (André Dussollier) e Stéphane (Daniel Auteuil) sono due liutai, soci in affari e uniti da un lungo e profondo legame di amicizia fin dagli anni in cui frequentavano il conservatorio.
Mentre Maxime è un tipo estroverso, che cura gli interessi dei clienti come se fossero dei veri e propri pazienti, Stéphane, che svolge il proprio lavoro con una dedizione quasi maniacale, ha un carattere diametralmente opposto a quello dell’amico.
Maxime vive felicemente una storia d'amore con Camille (Emmanuelle Béart), una giovane e bella violinista; e quando decide di comunicarlo a Stéphane, scatta in quest’ultimo uno strano meccanismo, che lo porta a sedurre la donna dell’amico.
Stéphane riesce nel suo intento e, sebbene nel frattempo anche lui si sia innamorato di Camille, inspiegabilmente decide di tirarsi  indietro. Ma oramai l’amicizia con Maxime è per sempre compromessa…


Un cuore in inverno” affronta con eleganza e delicatezza la complessità dell’animo umano, con i suoi limiti, le sue contraddizioni e le sue paure.
Maxime presenta a Stéphane, l’uomo a cui è legato da un consolidato rapporto di amicizia, Camille, una violinista di cui si è innamorato e con la quale medita di andare a vivere insieme; ed ecco che,  da una situazione che di per sé non ha nulla di straordinario, si sviluppa però qualcosa di decisamente insolito.
Stéphane, infatti, decide di sedurla, dimostrandosi interessato al suo lavoro e dandole consigli su come migliorare le performances del suo violino.
Camille, da parte sua, inizia a sentirsi sempre più attratta da quell’uomo, al quale pensa con sempre maggior frequenza nel corso delle sue giornate.
Maxime, al quale Camille decide di rivelare ciò che le sta capitando, è convinto che anche l’amico sia attratto da lei.
Però, quando Camille si dichiara a Stéphane, lui la respinge, dicendole di averla sedotta solo per puro divertimento, poiché non prova nulla per lei.
Camille però non crede alle parole di Stéphane; non può avere frainteso le sue intenzioni e, soprattutto, i suoi sguardi così eloquenti; e nel tentativo di provocare una sua reazione, arriva perfino ad affrontarlo verbalmente in modo piuttosto violento.
Tutto ciò, però, sembra lasciare completamente indifferente Stéphane, il quale sostiene di non essere in grado di provare quei sentimenti di cui lei, al contrario, lo ritiene capace.
E’ un’attenta analisi psicologica quella affrontata da Sautet nella penultima pellicola della sua carriera cinematografica.
Sebbene non si contraddistingua per il ritmo, “Un cuore in inverno” si regge indubbiamente sulla forza dei dialoghi, nonché sulle interpretazioni dei singoli attori.
In effetti, anche per la realizzazione di questo suo ennesimo capolavoro, il regista si è avvalso di un cast eccelso; a partire dall’impareggiabile Daniel Auteuil, i cui sguardi risultano più eloquenti delle parole.
Emmanuelle Béart, poi, è semplicemente stupenda nel ruolo della violinista combattuta tra l’amore per i due uomini; mentre André Dussollier, nella parte dell’estroverso Maxime, si riconferma come uno dei migliori attori francesi della sua generazione.
Un ruolo fondamentale nella narrazione della vicenda, ambientata in una Parigi contemporanea, è infine svolto dalla musica di Maurice Ravel, che riesce a sottolineare alla perfezione la  drammaticità della pellicola.



Titolo: Un cuore in inverno ( Un coeur en hiver )
Regia: Claude Sautet
Interpreti : André Dussollier, Daniel Auteuil, Emmanuelle Béart
Nazionalità : Francia
Anno : 1992