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giovedì 26 novembre 2020

“ALICE E IL SINDACO” di Nicolas Pariser: un’acuta riflessione su limiti e contraddizioni del mondo della politica.

 



Dopo aver trascorso un periodo di tempo in Inghilterra dedicandosi all’insegnamento, Alice ( Anaïs Demoustier ) decide di rientrare in Francia senza però avere la minima idea di quale indirizzo impartire alla propria vita professionale. 
A ogni modo, l’occasione per ripartire le si presenta su di un piatto d’argento nel momento in cui viene scelta dall’amministrazione comunale di Lione per affiancare il sindaco della citta Paul Théraneau ( Fabrice Luchini ). 
Poiché negli ultimi tempi sembra che quest’ultimo abbia perduto la “capacità di pensare”, il compito assegnato alla giovane donna è proprio quello di stimolare, con la stesura di apposite note, la “creatività” dell’oramai navigato ( e soprattutto stanco ) politico, affinché possa continuare a elaborare idee che nell’interesse della collettività possano rivelarsi vincenti. 
Se da un lato Alice, proprio grazie alla sua professionalità, riuscirà a farsi apprezzare dal sindaco, dall’altro avrà ben presto modo di rendersi conto dei limiti e delle contraddizioni che contraddistinguono il mondo della politica… 



Sullo sfondo delle intricate dinamiche che muovono l’amministrazione di una grande città come Lione, in questo suo secondo lungometraggio il regista francese ha voluto concentrare la propria attenzione sul singolare rapporto che si sviluppa tra un uomo maturo e una giovane donna. 
Due generazioni a confronto, con due percorsi di vita differenti che, pur nella propria solitudine e attraversando la propria crisi personale, riescono comunque a trovare un punto di contatto, e in virtù di questo ad avvicinarsi tra loro. 
Nicolas Pariser racconta con estremo garbo questo sentimento platonico che unisce “Alice e il sindaco”, grazie anche alla misurata interpretazione di Fabrice Luchini, qui in un ruolo a lui particolarmente congeniale, e straordinariamente supportato dall’ incantevole Anaïs Demoustier. 



Titolo: Alice e il sindaco ( Alice et le maire ) 
Regia: Nicolas Pariser
Interpreti: Fabrice Luchini, Anaïs Demoustier, Nora Hamzawi, Léonie Simaga, Antoine Reinartz 
Nazionalità: Francia 
Anno: 2019 
In vendita su Amazon.it 

domenica 25 ottobre 2020

“IL MEGLIO DEVE ANCORA VENIRE” di Alexandre de la Patellière e Matthieu Delaporte: un invito a guardare al futuro con ritrovata serenità, anche successivamente alla scomparsa delle persone a noi più care.

 

Foto: Cinoche


Sebbene Arthur ( Fabrice Luchini ) e César ( Patrick Bruel ) siano caratterialmente agli antipodi, coltivano il loro rapporto di amicizia fin dai tempi in cui frequentavano lo stesso collegio. 
Mentre il primo, docente universitario alla facoltà di biologia, separato ma ancora innamorato della moglie e con una figlia adolescente, si è sempre dimostrato molto ligio ai propri doveri e alle convenzioni, il secondo sembra invece che viva in uno stato di perenne adolescenza.
A seguito del nefasto esito di un esame diagnostico a cui César si è dovuto sottoporre, e di cui solamente Arthur è venuto a conoscenza, quest’ultimo, mentre tenta di comunicare all’amico che purtroppo non gli restano ancora molti mesi di vita, gli fa invece credere involontariamente di essere lui la persona gravemente malata. 
Da quel momento in poi il loro rapporto di amicizia diventa ancora più forte, con la conseguenza che ognuno di essi si impegnerà per rendere il più gradevole possibile all’altro il tempo che gli rimane ancora da vivere…


Il meglio deve ancora venire è una divertente e al tempo stesso toccante storia di amicizia maschile, ma soprattutto un invito a guardare al futuro con ritrovata serenità anche successivamente alla scomparsa delle persone a noi più care. 
Alexandre de la Patellière e Matthieu Delaporte, che il pubblico italiano ha già avuto modo di apprezzare con il pluripremiato “Cena tra amici”, ci invitano tra una gag e l’altra a una profonda riflessione sul valore delle nostre esistenze, finendo così per ricordarci come tutto possa cambiare, e per giunta inaspettatamente, da un momento all’altro. 
Estremamente azzeccata, la scelta di affidare a Fabrice Luchini e Patrick Bruel ( due attori tanto talentuosi quanto dissimili tra loro ) l’interpretazione rispettivamente di Arthur e César: due uomini che, pur avendo effettuato percorsi di vita differenti, non hanno mai smesso di volersi veramente bene, nell’immutata speranza che, dopotutto, il meglio debba ancora venire. 




Titolo: Il meglio deve ancora venire ( Le meuilleur reste à venir ) 

Regia: Alexandre de la Patellière e Matthieu Delaporte
Interpreti: Fabrice Luchini, Patrick Bruel, Zineb Triki, Pascale Arbillot, Marie Narbonne
Nazionalità: Francia
Anno: 2019
Uscita nella sale italiane: 17 settembre 2020 

sabato 1 febbraio 2020

“PARLAMI DI TE” di Hervé Mimran: alla riscoperta del valore del tempo e dell’importanza dell’attenzione nei confronti del prossimo.


Foto: Bim Distribuzione

Alain Wapler ( Fabrice Luchini ) è un arrogante dirigente di un’azienda automobilistica, da tempo talmente concentrato sui propri obiettivi professionali d’aver trascurato tutto il resto.
A seguito di un ictus, l’uomo rimane vittima di un grave deficit cognitivo che gli impedisce di parlare correttamente.
In questa fase così delicata della sua esistenza, per lui risulterà determinante l’incontro con Jeanne ( Leïla Bekhti ): l’introversa logopedista incaricata di seguirlo durante il suo percorso riabilitativo.
In effetti, grazie alla quotidiana frequentazione di quella giovane donna, Alain tornerà finalmente ad apprezzare i veri valori della vita…   


Foto: Institut Français


Tratto dal libro di Christian Streiff, ex manager della Airbus, colpito da ictus all’età di 55 anni, il film di Hervé Mimran ci offre un importante spunto di riflessione sulla riscoperta del valore del tempo, nonché dell’importanza dell’attenzione nei confronti del prossimo.
In effetti Alain Wapler, suo malgrado, si ritrova a ripartire da zero, e in questo suo percorso di rinascita “forzata” arriva a riappropriarsi di alcune parti della sua vita che precedentemente, proprio per mancanza di tempo o semplicemente per distrazione, aveva purtroppo trascurato, primo su tutti il rapporto con la figlia Julia ( Rebecca Marder ), l’unico vero affetto rimastogli dopo la prematura scomparsa della moglie.
In “Parlami di te, Fabrice Luchini riesce ancora una volta a sorprendere ed emozionare, regalandoci una commovente e intensa interpretazione, dove comunque non mancano brevi momenti comici che riescono a smorzare la drammaticità della narrazione, e che ritroviamo sempre con piacere nelle pellicole del grande attore francese.
Ad affiancarlo troviamo la bella e brava Leïla Bekhti, il cui personaggio, impegnato nella sofferta ricerca della propria madre biologica, rappresenterà per il protagonista un’ulteriore e vincente occasione di riscatto. 


Foto: Sentieri Selvaggi


Titolo: Parlami di te ( Un homme pressé )
Regia: Hervé Mimran
Interpreti: Fabrice Luchini, Leïla Bekhti, Rebecca Marder, Igor Gotesman
Nazionalità: Francia
Anno: 2018

venerdì 22 novembre 2019

Il MISTERO HENRI PICK di Rémi Bezançon: un omaggio all'incredibile potere della letteratura, sullo sfondo degli incantevoli paesaggi della Bretagna.




A Crozon, graziosa cittadina della Bretagna, esiste la biblioteca dei libri rifiutati: un luogo alquanto singolare dove vengono custoditi manoscritti mai pubblicati; ed è proprio lì che Daphné Despero ( Alice Isaaz ), giovane editor in carriera di una casa editrice parigina, riesce a scovare quello che nel giro di pochissimo tempo diventa un vero e proprio caso letterario.
In effetti “Le ultime ore di una storia d’amore” di Henri Pick riscuote un incredibile e immediato successo tra i lettori francesi, tanto conquistati dalla potenza della sua coinvolgente scrittura, quanto incuriositi dal fatto che l’autore dell’opera sia un pizzaiolo di Crozon, oramai deceduto da due anni.
Le prime a essere sorprese da tutto ciò sono proprio la moglie Madeleine ( Josiane Stoléru ) e la figlia Joséphine ( Camille Cottin) del defunto Henri; in effetti nessuna delle due era al corrente che il loro amato congiunto coltivasse la passione per la letteratura; ed è proprio quest’ultimo dettaglio che porta ben presto il prestigioso e temutissimo critico letterario Jean-Michel Rouche ( Fabrice Luchini ) a dubitare dell’effettiva paternità del romanzo.
Andando contro tutto e contro tutti, Jean-Michel decide così di iniziare a indagare sulla reale genesi dell’opera, non senza avvalersi però, in un susseguirsi di comici eventi, della preziosa “collaborazione” della stessa Joséphine…





Tratto dall’omonimo romanzo di David Foenkinos, prolifico e pluripremiato scrittore, regista e sceneggiatore francese, la pellicola di Rémi Bezançon è una gradevolissima commedia sullo sfondo dei suggestivi paesaggi della Bretagna.
Da Parigi a Crozon e ritorno, si sviluppano infatti le divertenti peripezie di Jean-Michel,  il quale, spinto dal suo grande amore per la letteratura, nonché per la verità delle cose, pur di riuscire a smascherare l’astuto piano di marketing ordito con il preciso scopo di costruire a tavolino il successo del libro, mette a repentaglio la sua vita professionale e privata.
Il mistero Henri Pick”, in uscita nelle sale italiane il prossimo 19 dicembre, è essenzialmente un omaggio alla bellezza nonché all’indiscutibile potere che la letteratura ha ( o può avere ) nella vita di ognuno di noi, mettendo però al tempo stesso in risalto le dinamiche, a volte decisamente discutibili, che portano al successo o al fallimento di un testo letterario.
Anche nel ruolo dell’indomito critico letterario, Fabrice Luchini dimostra di trovarsi perfettamente a proprio agio, regalandoci così un’altra delle memorabili interpretazioni a cui, film dopo film, ha abituato il suo affezionato pubblico di spettatori.
Ad affiancarlo in questa sua ennesima e fortunata esperienza cinematografica troviamo la brillante Camille Cottin, attrice francese dall’indiscutibile talento, purtroppo ancora poco conosciuta dal pubblico italiano; nel ruolo di Joséphine si rivela infatti una degna antagonista per il veterano Luchini.






Titolo: Il mistero Henri Pick ( Le mystère Henri Pick )
Regia: Rémi Bezançon 
Interpreti: Fabrice Luchini, Camille Cottin, Alice Isaaz, Josiane Stoléru
Nazionalità: Francia; Belgio
Anno: 2019

lunedì 16 novembre 2015

“Tutti pazzi in casa mia” di Patrice Leconte: una sottile e piacevole satira nei confronti dell’attuale borghesia francese.


Michel Leproux ( Christian Clavier ) è un affermato odontoiatra che vive insieme alla moglie Nathalie ( Carole  Bouquet ) in un lussuoso appartamento situato nel centro di Parigi.
Un sabato mattina, mentre sta curiosando tra le bancarelle di un mercatino delle pulci, con sua grande sorpresa Michel trova “Me, Myself and Idi Neil Youart: un vecchio 33 giri di musica jazz di cui era da tempo alla ricerca.
Alquanto elettrizzato per il suo fortunato acquisto, rientra immediatamente a casa con l’intenzione di dedicarsi subito al suo ascolto; purtroppo per lui, però, ciò si rivelerà  un’impresa tutt’altro che semplice.
Infatti, subito dopo aver acceso il giradischi, a turno, l’uomo verrà disturbato: dalla moglie, che freme per fargli una rivelazione sconvolgente; da una coppia di operai portoghesi, impegnati nei lavori di ristrutturazione di una stanza ma che finiscono per allagargli l’appartamento; da suo figlio, oramai trentenne ma non ancora economicamente indipendente; dalla sua amante – Elsa ( Valérie Bonneton ) - che, tormentata dal rimorso, vuol confessare a Nathalie ( di cui è amica ) la sua relazione con Michel; e infine, da un invadente vicino di casa che tenta con ogni mezzo di coinvolgerlo nella festa di condominio di cui è lo zelante organizzatore.
Così, l’ora di tranquillità che aveva erroneamente creduto di potersi ritagliare, in realtà si rivela un’ora di inferno.
Nonostante l’incredibile caos di persone che gravitano intorno a lui, riuscirà Michel  ad ascoltare finalmente il suo tanto agognato disco di musica jazz?


Adattando la pièce di Florian Zeller “Une heure de tranquillité” ( interpretata sul palco da Fabrice Luchini ), Patrice Leconte ha realizzato per il grande schermo una commedia alquanto piacevole: una sottile satira nei confronti dell’attuale borghesia, che per ritmo e registro narrativo rimanda con la mente alle vecchie farse del teatro francese.
La vicenda di “Tutti pazzi in casa mia” si sviluppa in meno di novanta minuti, durante i quali un uomo di mezza età vede stravolgersi completamente la propria esistenza, dopo essere stato coinvolto, suo malgrado, in un frenetico susseguirsi di situazioni al limite del paradossale.
Per il ruolo del protagonista - il benestante ed egocentrico Michel - il regista si è avvalso del bravo e simpatico Christian Clavier, già recentemente apprezzato anche dal pubblico italiano nel multietnico “Non sposate le mie figlie”; mentre, ad affiancarlo, troviamo un variopinto cast di interpreti, tra i quali spiccano la sempre affascinante Carole Bouquet, nonché l’almodovariana Rossy De Palma.


Titolo: Tutti pazzi in casa mia ( Une heure de tranquillité )
Regia: Patrice Leconte
Interpreti: Christian Clavier, Carole Bouquet, Valérie Bonneton, Rossy De Palma
Nazionalità: Francia
Anno: 2015



domenica 19 aprile 2015

“Molière in bicicletta” di Philippe Le Guay: le molteplici sfaccettature e contraddizioni della natura umana.


Gauthier Valence ( Lambert Wilson ) è un attore diventato ricco e famoso grazie ad una serie televisiva, in cui interpreta la parte di un medico.
Desideroso di cimentarsi in ruoli professionalmente più stimolanti, ha però in progetto di portare in teatro “Il misantropo” di Molière, con lui nel ruolo di Alceste, il protagonista.
Per la parte di Filinte, invece, decide di rivolgersi a Serge Tanneur ( Fabrice Luchini ), uno stimato collega ritiratosi ormai da tempo dalle scene.
Quest’ultimo, disgustato dall’ipocrisia che regna nel mondo dello spettacolo, e nella società in generale, si è infatti rifugiato sull’Ile de Ré, la suggestiva isola situata di fronte alla costa atlantica francese, dove vive da solo in una vecchia casa ricevuta in eredità da uno zio.
Raggiunto da Gauthier, l’uomo si dimostra fin da subito restio ad accettare la proposta del collega, sebbene sia da sempre un grande appassionato di quella pièce di Molière; ad ogni modo, deciso che il personaggio di Alceste verrà interpretato a turno da entrambi, Serge acconsente ad iniziare le prove dello spettacolo, al fine di verificare se tra loro due la cosa possa funzionare o meno.
Ben presto, però, la loro assidua frequentazione porta a galla tutte le peculiarità dei rispettivi caratteri e, inevitabilmente, allo scontro tra i due uomini.
L’incontro con l’affascinante Francesca ( Maya Sansa ), un’italiana in procinto di separarsi dal marito, finirà poi per mettere definitivamente in crisi il loro rapporto…


Nato da un’idea di Fabrice Luchini e Philippe Le Guay, “Molière in bicicletta” è una piacevolissima commedia che, oltre a divertire, ha il pregio di far riflettere sulle molteplici sfaccettature e contraddizioni della natura umana.
Il progetto per l’allestimento de “Il misantropo”, il più atipico tra i capolavori di Molière, è in effetti un riuscito pretesto per mettere a confronto due personalità con percorsi professionali e di vita completamente opposti.
Mentre il burbero Serge ha progressivamente sviluppato nel corso degli anni un’assoluta insofferenza nei confronti delle persone che lo circondano, ritirandosi a vivere pressoché da eremita in una remota località sull’Atlantico, il ben più cordiale ( almeno all’apparenza ) Gauthier si dimostra invece ben più avvezzo a scendere a compromessi, pur di riuscire a rapportarsi con quella società così tanto disprezzata dal collega.
In un affascinante gioco di specchi, il rapporto che si instaura tra i due attori va rapidamente ad intrecciarsi con quello tra i due personaggi da loro interpretati; con Serge che, proprio per la sua visione della natura umana, si rivela fin da subito un perfetto Alceste.
Dopo “Le donne del 6° piano”, Philippe Le Guay torna a dirigere un superlativo Fabrice Luchini, affiancato questa volta da un altrettanto bravo Lambert Wilson.
Da segnalare poi all’interno del cast la piacevolissima presenza della “nostra” Maya Sansa, magnificamente calata nel suo ruolo di vero pomo della discordia tra i due uomini.
Protagonisti assoluti della pellicola sono comunque i suggestivi paesaggi della costa atlantica francese, con le sue incantevoli spiagge e le sue minuscole strade battute dal vento, su cui vediamo pedalare allegramente Serge, Gauthier e la bella Francesca, mentre in sottofondo scorrono le note della nostalgica “A bicyclette”: indimenticabile classico della canzone francese interpretato da Yves Montand.


Titolo: Molière in bicicletta ( Alceste à bicyclette )
Regia: Philippe Le Guay
Interpreti: Fabrice Luchini, Lambert Wilson, Maya Sansa, Camille Japy
Nazionalità: Francia
Anno: 2013



sabato 14 febbraio 2015

“Gemma Bovery” di Anne Fontaine: tra finzione e realtà, rivive sullo schermo il mito dell’eroina di Gustave Flaubert.


Sono ormai diversi anni che Martin Joubert ( Fabrice Luchini ) ha lasciato Parigi, per trasferirsi insieme alla sua famiglia in Normandia, dove ha ripreso in mano la gestione dell’antica panetteria paterna.
Grande appassionato di letteratura, e in particolare delle opere di Gustave Flaubert, tra un’infornata e una pagina di “Madame Bovary”, il suo romanzo preferito, Martin vede trascorrere tranquillamente la sua vita.
Un giorno una coppia di inglesi, Gemma ( Gemma Arterton ) e Charles Bovery, si trasferisce nella casa accanto alla sua; l’insolita assonanza dei loro nomi con quelli dei personaggi del romanzo di Flaubert scatena immediatamente la fantasia dell’erudito fornaio, il quale fin da subito crede che la sua nuova e procace vicina sia proprio la personificazione di Madame Bovary.
Invaghitosi della donna, Martin inizia a spiarne le mosse, nel tentativo di impedirle di commettere gli stessi errori che hanno portato alla rovina il personaggio flaubertiano; ma tutto questo però si rivela completamente inutile.
Gemma, infatti, ha la sua vita, e il destino a lei riservato, diversamente da quello della sua "alter ego" letteraria, si rivelerà alquanto beffardo…


Tra finzione e realtà, con “Gemma Bovery” rivive il mito dell’eroina di Gustave Flaubert.
Adattando per lo schermo l’omonima graphic novel di Posy Simmonds, Anne Fontaine realizza un’elegante pellicola, ambientata nella suggestiva campagna della Normandia e venata di un sottile humour britannico, in cui assistiamo ad un divertente incontro / scontro tra francesi e inglesi.
Ancora una volta, la vera protagonista della vicenda è comunque la natura umana, non sempre in grado di dare libero sfogo ai propri sentimenti.
Lo sa bene Martin, che vive costantemente in una realtà parallela impastata di letteratura ottocentesca, e che, come per magia, vede il suo mondo di fantasia materializzarsi di fronte ai propri occhi con l’arrivo di Gemma, giovane e sensuale donna inglese apparentemente annoiata, e costantemente dibattuta tra vecchie e nuove passioni, la cui presenza finisce inevitabilmente per compromettere l’equilibrio di quel tranquillo villaggio del nord della Francia.
Gemma Arterton conferisce al suo personaggio un piacevole mix di ironia e sensualità, rivelandosi così decisamente all’altezza di un sempre straordinario Fabrice Luchini che, nei panni di Martin, risulta perfettamente calato in un ruolo a lui particolarmente congeniale.
Una divertente pellicola permeata di un sottile erotismo, che non diventa mai volgare.   


Titolo: Gemma Bovery ( Gemma Bovery )
Regia: Anne Fontaine
Interpreti: Fabrice Luchini, Gemma Arterton, Jason Flemying, Isabelle Candelier
Nazionalità: Francia
Anno: 2014



venerdì 9 maggio 2014

“Nella casa” di François Ozon: una seducente dimostrazione del potere manipolatorio della scrittura.


Germain (Fabrice Luchini) è un insegnante di francese in un liceo di provincia. Un giorno, mentre è intento a correggere i temi dei suoi alunni, rimane positivamente colpito da quello di Claude Garcia (Ernst Umhauer) per la sottile ironia con la quale il giovane descrive la famiglia di Rapha Artole (Bastien Ughetto), un suo compagno di scuola.
Dopo averne parlato con sua moglie Jeanne (Kristin Scott Thomas), Germain esorta il ragazzo a continuare a scrivere della famiglia dell’amico, avendo individuato in lui un notevole talento letterario.
Per poterlo fare, Claude diventerà ben presto un assiduo frequentatore degli Artole, senza risparmiare nei propri resoconti nessun dettaglio di ciò che avviene all’interno di quella casa; neppure della sua morbosa infatuazione per la signora Artole (Emmanuelle Seigner).
A poco a poco, senza quasi rendersene conto, Germain si ritroverà completamente sedotto dalla capacità narrativa del ragazzo, al punto che la cosa prenderà per lui una piega del tutto inaspettata…



Liberamente ispirato alla pièce teatrale “El chico de la última fila”, del drammaturgo spagnolo Juan Mayorga, “Nella casa” è essenzialmente una riuscita dimostrazione del potere manipolatorio della scrittura.
Al centro della vicenda François Ozon pone l’insolito ( e alquanto pericoloso ) rapporto che lentamente si sviluppa tra un insegnante ed uno dei suoi studenti, a mano a mano che quest’ultimo rivela nei propri racconti dettagli sempre più intimi di ciò che quotidianamente avviene all’interno di una famiglia borghese.
Germain, che anni prima aveva definitivamente rinunciato a proseguire la carriera di scrittore, in quanto ben consapevole della propria mancanza di talento, è come se vivesse il miraggio di poter finalmente realizzare le sue aspirazioni di gioventù attraverso il brillante talento di Claude; ed è per questo motivo che spinge quest’ultimo ad essere sempre più penetrante nella sua narrazione, finendo però per rimanere soggiogato proprio da quello stesso talento che desidera così ardentemente sostenere.
Rimanendo sempre in bilico tra realtà e finzione, Ozon ha sapientemente miscelato la commedia con il thriller; il risultato finale è indubbiamente gradevole, grazie anche alla presenza di uno straordinario cast di interpreti in cui troviamo, accanto al poliedrico Fabrice Luchini ( già diretto da Ozon in “Potiche” ), e alla sempre straordinaria Kristin Scott Thomas, il giovane Ernst Umhauer.
Quest’ultimo, nel ruolo di Claude, è semplicemente strepitoso nel riuscire a trasmettere allo spettatore tutta la complessa ambiguità del personaggio da lui interpretato.



Titolo: Nella casa ( Dans la maison )
Regia: François Ozon
Interpreti: Fabrice Luchini, Ernst Umhauer, Kristin Scott Thomas, Emmanuelle Seigner, Denis Menochet.
Nazionalità: Francia
Anno: 2012


mercoledì 4 luglio 2012

“Le donne del 6° piano” di Philippe Le Guay: non è mai troppo tardi per cambiare la propria vita…


Per la cartolina dalla Francia di oggi ho scelto “Le donne del 6° piano”, la divertente commedia di Philippe Le Guay che ci riporta indietro nel tempo, e più precisamente nella Parigi dei primi anni sessanta, offrendoci al tempo stesso degli interessanti spunti di riflessione sulle differenze culturali tra paesi diversi e sull’inaspettato desiderio di cambiare radicalmente la propria vita.
L’azione si svolge a Parigi agli inizi degli anni sessanta.
Jean-Louis Jobert (Fabrice Luchini) è un affermato agente di borsa che vive in un antico palazzo borghese con la moglie Suzanne (Sandrine Kiberlain); la coppia ha due figli che studiano in collegio.
Jean-Louis conduce una vita rigorosa e monotona, mentre Suzanne, nonostante siano già trascorsi diversi anni dal giorno del loro matrimonio,  non è ancora riuscita a superare il complesso legato alle proprie origini “provinciali”.
Nella soffitta situata al sesto piano del palazzo in cui Jean-Louis abita, vive un gruppo di spagnole che lavorano come cameriere presso alcune famiglie parigine.
A seguito di alcune divergenze con Suzanne, la domestica bretone di casa Jobert si licenzia; poco dopo al suo posto viene assunta Maria (Natalia Verbeke), appena arrivata da Burgos e nipote di una delle inquiline del sesto piano.
A poco a poco Jean-Louis comincia ad interessarsi alla vita di  Maria e delle sue compatriote, aiutandole, in alcune occasioni, nella risoluzione dei loro problemi quotidiani.
Contemporaneamente l’uomo, venendo a contatto con il loro mondo “colorato” e pieno di vita, così diverso dal grigio ambiente in cui abitualmente vive, inizia ad assaporare il piacere delle piccole cose.
Suzanne, alla quale nel frattempo non è di certo passato inosservato il radicale cambiamento negli atteggiamenti del marito, credendo che abbia un’amante, lo allontana da casa; e lui, per nulla affranto, trova alloggio proprio in una delle stanze libere del sesto piano.
Qui, durante la convivenza con le altre spagnole, il rapporto di Jean-Louis con Maria prenderà però una piega inaspettata…



Sebbene durante la visione di questo film venga da chiedersi se sia credibile o meno che un uomo di mezza età, benestante e professionalmente affermato, possa decidere all’improvviso di abbandonare il suo elegante appartamento per andare ad abitare in una soffitta priva di ogni comodità, “Le donne del 6° piano” è indubbiamente un ulteriore esempio di narrazione sullo schermo di come a volte la nostra vita possa assumere una piega del tutto inaspettata, quando entriamo in contatto con un mondo a noi, fino a quel momento, completamente sconosciuto.
In effetti per Jean-Louis, il protagonista maschile, l’incontro con il gruppo di domestiche spagnole rappresentata una vera e propria ondata di aria fresca nella sua asfittica esistenza, piena di rigore e di routine, già a partire dalla prima colazione.
Nonostante il tono della pellicola sia indubbiamente quello della commedia, “Le donne del 6° piano” è comunque un’occasione di riflessione sulle differenze sociali nella Parigi dei primi anni sessanta ( dove nei vecchi palazzi costruiti tra il XIX e XX secolo la “servitù” abitava nelle alquanto modeste stanze ricavate nei sottotetti, mentre le famiglie benestanti alloggiavano negli eleganti appartamenti sottostanti ) e sulle peculiarità di due mondi contrapposti. Quello delle domestiche spagnole che fuggono ( molte di loro anche con un triste passato alle spalle )  da un paese in cui imperversa la dittatura del generale Franco,  e dove, nonostante tutto, ci si diverte e ci si aiuta vicendevolmente; e quello chiuso e perbenista di cui la moglie di Jean-Louis e le sue amiche sono l’emblema vivente.
A rendere “Le donne del 6° piano”  una divertente e piacevole commedia contribuiscono senza alcun dubbio le interpretazioni del bravissimo Fabrice Luchini, il protagonista maschile della pellicola, e dell’intero gruppo di attrici spagnole, fra le quali spicca su tutte Carmen Maura, ex attrice feticcio di Pedro Almodovar, nota al grande pubblico italiano soprattutto per il suo ruolo in “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”.
Vi lascio come al solito alla visione del trailer del film, e vi aspetto prossimamente su questo blog con un’altra colorata cartolina dalla Francia. A presto!




Titolo: Le donne del 6° piano ( Les femmes du 6ème étage )
Regia: Philippe Le Guay
Interpreti : Fabrice Luchini, Sandrine Kiberlain, Carmen Maura, Lola Dueñas, Natalia Verbeke
Nazionalità : Francia
Anno : 2011




lunedì 25 giugno 2012

“Potiche – La bella statuina” di François Ozon: una divertente storia di emancipazione femminile nella Francia degli anni settanta.


Oggi facciamo un salto indietro nel tempo, e più precisamente nella Francia della fine degli anni settanta, per parlare di “Potiche – La bella statuina”: la divertente commedia diretta da François   Ozon nel 2010 e interpretata, tra gli altri, da Catherine Deneuve, inimitabile icona del cinema francese. 
Francia 1977. Suzanne Michonneau (Catherine Deneuve) è una donna borghese che il  marito, Robert Pujol (Fabrice Luchini), titolare di una fabbrica di ombrelli, ha relegato a una monotona vita domestica e al riduttivo ruolo di “trofeo” da esibire.
L’uomo gestisce la propria azienda in modo dispotico, fino a quando gli operai, stanchi delle sue continue vessazioni, non entrano in sciopero e decidono di sequestrarlo.
Maurice Babin (Gérard Depardieu), un deputato comunista con il quale venticinque anni prima Suzanne aveva avuto una brevissima storia d’amore, nel tentativo di allentare la tensione nei rapporti con il personale dipendente, le consiglia di prendere il posto del marito ( che nel frattempo ha avuto un attacco di cuore ) nella direzione della fabbrica.
Inizialmente titubante, Suzanne decide di seguire il consiglio di Babin, riuscendo così a risollevare le sorti dell’azienda e, al tempo stesso, a dimostrare di essere una donna competente, dotata di capacità di azione e quindi non solamente una “bella statuina”.
In questa sua nuova veste di imprenditrice è appoggiata dai due figli: Joëlle (Judith Godrèche) e Laurent (Jérémie Renier), e dal signor Babin che, dopo tanti anni, si sente nuovamente attratto da Suzanne e ricomincia a corteggiarla.
Quando però il marito, terminato il periodo di riposo “forzato”, torna in azienda per riassumerne il comando, le cose per Suzanne iniziano a complicarsi…


Nella lingua francese il termine “potiche” individua un grosso vaso di scarso valore che ha l’unica funzione di arredare.
Con questa divertentissima commedia, ambientata nella cittadina immaginaria di Sainte-Gudule, nei pressi di Saint-Amand-les-Eaux ( nella regione del Nord-Pas de Calais ), ma interamente girata in Belgio, Ozon è riuscito a riportare sullo schermo, dai tempi de “L’ultimo metro” di François Truffaut, la coppia Deneuve-Depardieu.
Tratto dalla pièce teatrale del 1983 di Barillet e Grédy, “Potiche” è essenzialmente una storia di emancipazione femminile in una Francia della fine degli anni settanta di stampo ancora piuttosto maschilista, nella quale il personaggio interpretato dalla Deneuve si trasforma inaspettatamente da semplice “oggetto” decorativo  in un’abile  manager di successo.
A contendersi la scena con una Deneuve ancora in splendida forma, ci sono l’impareggiabile Gérard Depardieu ( decisamente “appesantito” dai tempi de “L’ultimo metro” ) e il bravissimo Fabrice Luchini ( recentemente visto sugli schermi italiani nella pellicola “Le donne del 6°piano” ) nel ruolo, rispettivamente, del sostenitore e del detrattore dell’operato di Suzanne Michonneau.
Una menzione particolare spetta inoltre all’attrice Karin Viard, per la sua interpretazione di Nadège, la segretaria-amante di Robert Pujol che durante il film diventa la fedele e attiva collaboratrice di Suzanne.
Grazie all’eccellente fotografia, all’accuratezza delle scenografie e dei costumi, nonché all’effetto “nostalgia” provocato dalle canzoni che fanno parte della colonna sonora, François Ozon riesce con naturalezza a farci rivivere le atmosfere tipiche della fine degli anni settanta; e già guardando il trailer del film ne potete avere  la conferma.
Come di consueto,  vi aspetto su questo blog con un’altra cartolina dalla Francia e, ovviamente, vi auguro buon divertimento con la visione di “Potiche”.




Titolo: Potiche – La bella statuina ( Potiche )
Regia: François Ozon
Interpreti : Catherine Deneuve, Gérard Depardieu, Fabrice Luchini, Judith Godrèche, Jérémie Renier, Karin Viard
Nazionalità : Francia
Anno : 2010