mercoledì 25 aprile 2018

“Il medico di campagna” di Thomas Lilti: un uomo e il suo incrollabile senso del dovere.


Sono anni che Jean-Pierre ( François Cluzet ) si occupa da solo della salute di una piccola comunità rurale, venendo in soccorso dei suoi pazienti a qualunque ora del giorno e della notte, e incurante delle condizioni atmosferiche, ogni qualvolta viene richiesto un suo intervento. 
Il giorno in cui gli viene diagnosticato un tumore cerebrale, dovendo conseguentemente seguire un ciclo di cure, gli viene altresì consigliato di mettersi a riposo, e quindi di cercare al più presto un sostituto che nel frattempo possa occuparsi dei suoi pazienti. 
Sebbene Jean-Pierre si dimostri fin da subito restio a seguire quel consiglio, ben presto si ritrova comunque costretto a collaborare con Nathalie ( Marianne Denicourt ), un’ex-infermiera che ha da poco conseguito la laurea in medicina. 
L’uomo fin da subito cerca in ogni modo di osteggiare l’operato della collega, arrivando perfino a scontrarsi verbalmente con lei; con il tempo, però, la donna riuscirà a conquistarsi la stima di Jean-Pierre e ( forse ) a trasformare la natura del loro rapporto in qualcosa che va ben oltre la professione medica…


Dopo aver affrontato in “Hippocrate” l’iniziazione di un giovane uomo alla professione medica, il regista torna a occuparsi di medicina, e più in generale delle condizioni del sistema sanitario francese, portando questa volta sullo schermo la storia di un instancabile medico  di campagna.
Thomas Lilti, che prima di dedicarsi alla regia cinematografica esercitava lui stesso l’antica professione di Ippocrate, tratteggia in questa sua pellicola l’intenso ritratto di un uomo profondamente combattuto tra il senso di responsabilità nei confronti dei suoi amati pazienti e l’improrogabile esigenza di sottoporsi alle cure mediche richieste dalla sua malattia.
Tutto ciò si sviluppa sullo sfondo dei tranquilli paesaggi della periferia francese, lontana dalle grandi città e dai nuovi e super attrezzati centri ospedalieri, all’interno dei quali sembra però non trovare più spazio la medicina tradizionale - di cui Jean-Pierre è ancora un fervente praticante - nella quale l’ascolto e il sostegno morale al paziente rivestono un ruolo determinante nel suo percorso verso la guarigione.
Questo non è ciò che almeno inizialmente sembra pensare Nathalie, ed è principalmente tale divergenza di vedute alla base dei loro contrasti; fortunatamente, tali incomprensioni verranno  però ben presto superate perché, come avrà modo di appurare anche lo stesso Jean-Pierre, purché prevalga sempre il buon senso e il rispetto del paziente, non si può disconoscere l’importanza dei progressi che quotidianamente vengono registrati in campo medico e scientifico.
François Cluzot si riconferma uno degli attori di punta dell’attuale cinema d’oltralpe, affiancato questa volta dall’affascinante Marianne Denicourt, i cui sguardi e silenzi sono più eloquenti di mille parole. 


Titolo: Il medico di Campagna ( Médecin de campagne )
Regia: Thomas Lilti
Interpreti: François Cluzet, Marianne Denicourt, Christophe Odent, Patrick Descamps
Nazionalità: Francia
Anno: 2016



venerdì 6 aprile 2018

“120 battiti al minuto” di Robin Campillo: il duro e struggente racconto di una battaglia non ancora conclusa.


Parigi, primi anni novanta. Act Up Parigi è un’associazione di attivisti che già da alcuni anni si batte per la tutela dei diritti dei malati di Aids.
A questo proposito, sono soliti riunirsi settimanalmente per discutere le varie iniziative finalizzate a sensibilizzare le forze politiche, come pure le case farmaceutiche, sui drammatici risvolti di una malattia che in poco più di dieci anni ha già mietuto in tutto il mondo migliaia di vittime tra gli omosessuali, tossicodipendenti e prostitute, e che minaccia di espandersi a quelle che, almeno inizialmente, venivano ritenute categorie “non a rischio”.
Sono gli anni in cui parlare di Aids significa affrontare un argomento alquanto scomodo, una questione che riguarda esclusivamente una minoranza ben definita della popolazione; ed è proprio nel tentativo di rompere questi tabù che gli attivisti di Act Up Parigi si muovono, ricorrendo molto spesso a metodi non proprio ortodossi pur di riuscire ad attirare l’attenzione dell’opinione pubblica su tale problematica.
Tra i vari militanti dell’associazione spiccano Sean ( Nahuel Pérez Biscayart ), che ha contratto l’Aids quando aveva solamente 16 anni, e che pur dovendo combattere quotidianamente contro la malattia, è costantemente impegnato nelle iniziative dell’associazione, e Nathan ( Arnaud Valois ), da poco entrato a far parte del collettivo. 
A seguito della loro frequentazione, tra i due si sviluppa un rapporto particolarmente intimo; rapporto che tende poi a intensificarsi a mano a mano che le condizioni di salute di Sean peggiorano drasticamente…


Dalla sua presentazione al Festival di Cannes dello scorso anno, dove si è aggiudicato il Grand Prix, alla cerimonia dei César 2018 nel corso della quale è stato premiato come miglior film, il lungo percorso di “120 battiti al minuto” è stato lastricato di innumerevoli e meritati riconoscimenti.
In qualità di ex militante di Act Up Parigi, Robin Campillo ha voluto rievocare in questo suo terzo film da regista gli anni estremamente difficili di un movimento che, parimenti a quello che stavano già facendo i suoi omologhi americani, ha condotto strenuamente una battaglia ( anche politica ) che ancora oggi, nonostante i numerosi e importanti passi avanti fatti dalla ricerca scientifica, non può purtroppo ritenersi conclusa.
I 120 battiti al minuto del titolo  sono quelli della musica techno, molto in voga negli anni novanta, al ritmo della quale i vari membri di Act Up Parigi erano soliti scatenarsi durante le loro lunghe notti trascorse in discoteca, dimostrando così tutta la loro voglia di vivere, e soprattutto di amare, pur ritrovandosi nell’impossibilità di programmare la loro vita nel lungo periodo.
“120 battiti al minuto” è un’opera dura e struggente al tempo stesso, che non risparmia nulla allo spettatore, ma che proprio per questo motivo riesce a catapultarlo nella triste realtà dei malati di Aids.
Sebbene, almeno dalla visione delle prime scene, si abbia l’impressione che la pellicola di Campillo sia stata sviluppata con un freddo taglio documentaristico, ben presto non si può fare a meno di rimanere emotivamente coinvolti nelle drammatiche vicende dei vari personaggi presentati.
Oltre alla bravissima Adèle Haenel ( qui in un ruolo relativamente marginale ), una menzione particolare spetta all’attore argentino Naheul Pérez Biscayart  che per la sua intensa e sofferta interpretazione di Sean è stato premiato con il César 2018 come migliore promessa maschile, e che lo scorso anno il pubblico francese ha avuto modo di apprezzare anche in un'altra pellicola campione di incassi: il commovente “Arrivederci lassù”, diretto e interpretato dal poliedrico Albert Dupontel.



Titolo: 120 battiti al minuto ( 120 battements par minute )
Regia: Robin Campillo
Interpreti: Adèle Haenel, Naheul Pérez Biscayart, Arnaud Valois, Antoine Reinartz
Nazionalità: Francia
Anno: 2017

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