giovedì 7 novembre 2013

“La vie en rose” di Olivier Dahan: la travagliata esistenza di una donna dotata di un incredibile talento.


Tramite una serie di flashback, estremamente curati nei dettagli, che spaziano nel tempo dalla fine della prima guerra mondiale agli inizi degli anni sessanta, con “La vie en rose” il regista francese Olivier Dahan ha realizzato un ritratto tanto drammatico quanto struggente di una delle più grandi interpreti musicali del novecento.
Dopo aver trascorso i primi anni della sua travagliata infanzia in un bordello gestito dalla zia paterna, Edith (Marion Cotillard) inizia a far conoscere  le sue notevoli doti  artistiche nel momento in cui comincia ad esibirsi insieme al padre come artista di strada.
Circa venti anni dopo la ritroviamo a cantare per le vie di Parigi insieme all’amica del cuore  Mômon (Sylvie Testud);  ed è proprio lì che viene notata da Louis Leplée (Gérard  Depardieu), un noto impresario musicale.
Successivamente alla misteriosa morte di quest’ultimo, Edith diventa l’amante del compositore Raymond Asso (Marc Barbé), grazie al quale conosce  i suoi primi grandi successi musicali.
Ben presto la sua notorietà si diffonde negli Stati Uniti, dove abita per diversi anni prima di rientrare definitivamente in Francia.
Nonostante la sua carriera di acclamata star internazionale, l’esistenza di Edith Piaf è stata  sempre costellata da una serie di drammatici eventi, soprattutto nella sua vita sentimentale.
Dopo varie turbolente relazioni,  la donna sembra aver finalmente trovato il vero amore accanto a Marcel Cerdan (Jean-Pierre Martins): un pugile di origine marocchina conosciuto durante il suo soggiorno a New York; purtroppo, però, il loro magico idillio  viene improvvisamente e drammaticamente interrotto a seguito della morte dell’amato in un incidente aereo.
La perdita di Marcel segna per Edith l’inizio di un lungo e doloroso calvario, durante il quale depressione, alcool, e droghe, per non parlare della grave forma di artrite da cui era affetta, l’accompagnano tristemente fino all’anno della sua scomparsa, avvenuta nel sud della Francia nel 1963, minandola non solo nel fisico ma anche e soprattutto nello spirito.


La pellicola di Olivier Dahan, oltre a dare alle nuove generazioni la possibilità di conoscere un’artista del passato dotata di un incredibile talento, rappresenta una preziosa occasione per riascoltare alcuni dei più celebri brani da lei interpretati in quasi trent’anni di carriera, tra cui non possiamo fare a meno di ricordare “La vie en rose”, “L’hymne à l’amour”, “La foule”, nonché la struggente “Non, je ne regrette rien”.
Nel testo di quest’ultima è come se fossero stati riassunti tutti gli avvenimenti che hanno attraversato la tribolata esistenza della Piaf, fatta di un continuo susseguirsi di alti e bassi che l’hanno portata dalla povertà al successo, passando attraverso l’atroce perdita della figlioletta, diverse tormentate storie d’amore e la malattia.
La sensazionale e al tempo stesso commovente interpretazione di Marion Cotillard, che con incredibile bravura è riuscita a trasmettere allo spettatore tutta la sofferenza fisica ed emotiva del personaggio da lei incarnato, non solo le ha permesso di aggiudicarsi un meritatissimo Oscar come migliore attrice protagonista, ma ha anche contribuito a consacrarla definitivamente a star internazionale.
Il titolo originale della pellicola, La môme ( la ragazzina ), fa specifico riferimento al primo nome d’arte attribuito alla cantante da Leplée, il suo scopritore, interpretato sullo schermo dal corpulento Gérard Depardieu.



Titolo: La vie en rose ( La Môme )
Regia: Olivier Dahan
Interpreti: Marion Cotillard, Sylvie Testud, Clotilde Coureau, Jean-Paul Rouve, Gérard Depardieu
Nazionalità: Francia, Gran Bretagna, Repubblica Ceca
Anno: 2007

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