martedì 25 giugno 2013

“Il raggio verde” di Eric Rohmer: la difficile comprensione dei sentimenti umani secondo Jules Vernes.


Delphine (Marie Rivière), romantica segretaria sulla trentina, si ritrova alla vigilia delle tanto attese ferie estive senza sapere dove andare a trascorrerle e, soprattutto, con chi.
Inizia così a viaggiare freneticamente da Parigi alla Normandia, dalle montagne della Savoia alle spiagge di Biarritz, nella speranza di poter incontrare il grande amore della sua vita.
Durante questi suoi continui spostamenti da una località all’altra della Francia, ha occasione di confrontarsi con persone nuove, e di avere così la conferma che la propria visione della vita e dell’amore è completamente diversa da quella della maggior parte di coloro che la circondano.
Mentre si trova alla stazione di Biarritz, in procinto di tornare a Parigi delusa e insoddisfatta della sua vacanza, Delphine incontra un giovane uomo e, intuito che possa essere quello giusto per lei, decide di seguirlo a Saint-Jean-de-Luz.
Giunti sul posto, mentre stanno guardando insieme il tramonto sull’Atlantico, la donna vede per la prima volta il raggio verde: il fenomeno fisico che dà il titolo ad uno dei romanzi di Jules Vernes; secondo quest’ultimo, chiunque riesca a vederlo sarà poi in grado di comprendere meglio i propri sentimenti e quelli degli altri…


Premiato nel 1986 a Venezia con il Leone d’oro, “Il raggio verde” di Eric Rohmer è la pellicola con la quale il regista francese ottenne il suo primo successo internazionale.
In questo quinto episodio del ciclo “Commedie e proverbi”, viene narrata la storia di una donna che, coltivando dentro di sé uno spirito decisamente romantico, non riesce a rapportarsi serenamente con gli esponenti dell’altro sesso.
Vive quotidianamente nella speranza di incontrare l’uomo ideale e, soprattutto, rifuggendo da  facili avventure, ben consapevole del fatto che avrebbero solamente l’effetto di accrescere il suo senso di solitudine.
Proprio a causa di questa sua visione estremamente romantica dell’amore, Delphine viene criticata e, in alcuni casi, perfino derisa dalle persone che la circondano, e che la ritengono poco intraprendente nelle questioni sentimentali.
Tutto ciò si riflette inevitabilmente sullo stato d’animo della donna, che trascorre l’intero periodo delle ferie estive disperandosi, fino a quando, dopo aver visto il raggio verde al tramonto del sole, non avrà la certezza di aver trovato l’uomo giusto per lei.
Delle varie eroine appartenenti alla filmografia di Rohmer, Delphine è indubbiamente una delle più complesse, proprio per la sua incapacità di vivere serenamente le proprie scelte di vita; e Marie Rivière, con i suoi sguardi malinconici, che alterna a limpidi sorrisi e a improvvise crisi di pianto, riesce magistralmente a trasmettere allo spettatore tutta la poesia del personaggio da lei interpretato.



Titolo: Il raggio verde ( Le rayon vert )
Regia: Eric Rohmer
Interpreti: Marie Rivière, Vincent Gauthier, Amira Chemakhi, Sylvie Richez
Nazionalità: Francia
Anno: 1986

mercoledì 19 giugno 2013

“Agathe Cléry” di Etienne Chatiliez: chi di spada ferisce…


Agathe Cléry (Valérie Lemercier) è una rampante donna in carriera, direttrice dell’ufficio marketing di una fabbrica di cosmetici.
A causa del suo carattere eccessivamente duro e intransigente, la donna non è vista di buon occhio dai suoi subalterni, i quali la ritengono, per giunta e a ragion veduta, razzista.
Mentre sta seguendo un’importante campagna pubblicitaria per il lancio di una nuova crema, le viene diagnosticato il morbo di Addison, che la trasforma lentamente in una donna di colore.
Agathe, sconvolta dal suo nuovo aspetto, nel giro di poco tempo non solo viene lasciata dal proprio compagno, ma perde addirittura il posto di lavoro, rischiando conseguentemente di non ottenere il rinnovo del contratto d’affitto dell’appartamento in cui abita.
Dopo diversi colloqui di lavoro andati male, la donna viene finalmente assunta, in qualità di responsabile marketing, in una società di servizi informatici diretta da Quentin Lambert (Anthony Kavanagh): un affascinante uomo di colore che, per principio, non assume bianchi nella propria azienda; tra i due il colpo di fulmine è immediato.
Innamorata e con un nuovo impiego, giorno dopo giorno Agathe riesce ad abituarsi alla sua nuova condizione; ma proprio quando sembra che le cose siano tornate a girare per il verso giusto, ecco che accade qualcosa di completamente inaspettato…


Traendo spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto, quello di una donna sudafricana che ha visto la propria pelle diventare scura dopo aver contratto il morbo di Addison, nel 2008 Etienne Chatiliez realizzò “Agathe Cléry”: una gradevole pellicola nella quale l’alquanto  delicata tematica del razzismo viene affrontata avvalendosi dei toni estremamente leggeri della commedia musicale, nell’intento di far giungere più facilmente allo spettatore il messaggio che il film mira a veicolare.
La vita di Agathe, snob e sprezzante manager di successo, soprattutto nei confronti di tutti coloro che non appartengono alla sua razza, viene improvvisamente sconvolta quando la donna scopre di essere affetta da una rara malattia e, in conseguenza di ciò, si ritrova costretta a subire dalla società in cui vive le stesse angherie di cui sono abitualmente vittime le persone da lei così da tanto denigrate.
Per lei questa sua nuova condizione è a ogni modo un’occasione di riflessione sulle mille difficoltà che quotidianamente devono affrontare tutti coloro che, pur non appartenendo alla nostra società, desiderano disperatamente inserirvisi.
Nell’alquanto complicata ricerca di un nuovo impiego, dopo essere stata licenziata per il cambio di colore della sua pelle, Agathe si ritrova ad ascoltare le stesse e poco credibili scuse che un tempo anche lei era solita propinare quando si trovava dall’altra parte della barricata.
Valérie Lemercier, nei panni di Agathe Cléry, dimostra ancora una volta il suo incredibile talento di attrice comica; in questo film, poi, la vediamo cimentarsi con risultati davvero sorprendenti anche in divertenti e colorati siparietti musicali distribuiti lungo l’intera durata della pellicola; come nella scena in discoteca, in cui si scatena sulle note di “Tainted love” dei Soft cell, che potete rivedere cliccando QUI.



Titolo: Agathe Cléry ( Agathe Cléry )
Regia: Etienne Chatiliez
Interpreti: Valérie Lemercier, Anthony Kavanagh, Dominique Lavanant, Isabelle Nanty
Nazionalità: Francia
Anno: 2008


sabato 15 giugno 2013

“Borsalino” di Jacques Deray: due miti del cinema francese nella Marsiglia degli anni ‘30.


Nella Marsiglia degli anni ’30, Roch Siffredi (Alain Delon), dopo essere uscito dal carcere per buona condotta, decide di allearsi con il rivale François Capella (Jean-Paul Belmondo), con il quale la sua donna ha vissuto mentre lui si trovava in galera.
In breve tempo i due uomini, oltre a diventare ottimi amici, rafforzano e consolidano la loro posizione nell’ambito della malavita marsigliese, suscitando così le inevitabili e violente reazioni dei loro agguerriti concorrenti, alle quali comunque Roch e François riescono sempre a far fronte.
Una sera, durante una festa organizzata nella lussuosa villa di Roch, François manifesta all’amico la sua intenzione di lasciare Marsiglia, temendo che un giorno la smania di potere di entrambi possa compromettere irrimediabilmente il loro rapporto.
I due uomini, però, non sanno che il destino ha già drammaticamente deciso le sorti della loro profonda amicizia…


Tratto dal romanzo “Bandits à Marseille” di Eugène Saccomano, e ispirato alla vita di Paul Carbone e François Spirito, due boss malavitosi vissuti nella Marsiglia degli anni ’30, “Borsalino” è un vero e proprio omaggio del regista ai gangster movies americani.
Jacques Deray narra magistralmente la storia di una fortissima complicità tra due uomini, che a sua volta si intreccia con gli eventi di un’epoca che hanno segnato la città del sud della Francia a cavallo tra i due conflitti mondiali.
Borsalino”, oltre a divertire con le sue argute battute disseminate lungo l’intera pellicola, riesce a tenere alta la tensione dello spettatore grazie alle violente scene d’azione che lo accompagnano  fino al drammatico epilogo della vicenda.
La ricostruzione della Marsiglia d’antan è estremamente curata sia nelle scenografie, sul cui sfondo vediamo muoversi i vari personaggi, sia negli eleganti abiti indossati dagli stessi.
A questo proposito è d’obbligo ricordare che il titolo del film prende proprio spunto dalla Borsalino, la casa produttrice di cappelli di taglio maschile le cui vendite registrarono una vera e propria impennata nel periodo in cui è ambientata la pellicola di Deray.
Alain Delon e Jean-Paul Belmondo sono semplicemente irresistibili nei panni dei due simpatici malavitosi; e la  presenza congiunta dei due attori sullo schermo ha indubbiamente contribuito a decretare il successo mondiale del film, nell’anno in cui entrambi erano all’apice della loro carriera cinematografica.
Una menzione speciale spetta infine alla colonna sonora di questo cult gangster, e in particolare al “Borsalino Theme”: l’allegro e accattivante motivetto composto da Claude Bolling, che potete riascoltare cliccando QUI.



Titolo: Borsalino ( Borsalino )
Regia: Jacques Deray
Interpreti: Alain Delon, Jean Paul Belmondo, Catherine Rouvel, Corinne Marchand
Nazionalità: Francia
Anno: 1970


domenica 9 giugno 2013

“Il mio migliore amico” di Patrice Leconte: chi trova un amico, trova un tesoro.


François (Daniel Auteuil) è un cinico antiquario che gestisce con successo una galleria d’arte insieme alla socia Catherine (Julie  Gayet).
Separato e con una figlia che studia all’Università, l’uomo vive da solo in un elegante appartamento parigino.
Una sera, durante una cena per il suo compleanno, Catherine gli fa notare come lui, a causa del suo pessimo carattere, non abbia amici.
Terribilmente ferito dalle parole della socia, e più che mai determinato a provarle il contrario, l’antiquario si impegna quindi a presentarle entro dieci giorni il suo migliore amico.
Tentando di riallacciare i rapporti con le sue vecchie conoscenze, François scopre però di essere disprezzato da tutti proprio per il suo eccessivo egoismo.
Quando un giorno incontra Bruno (Dany Boon), un estroverso taxista appassionato di quiz televisivi, approfittandosi della semplicità ed ingenuità dell’uomo, e per non perdere la scommessa fatta con la sua socia, François tenta di far passare lui come il suo migliore amico; ma  gli eventi prenderanno per entrambi una piega del tutto inaspettata…


Dopo averlo applaudito in pellicole del calibro de ”La ragazza sul ponte” e “Confidenze troppo intime”, nel 2006 Patrice Leconte tornò sul grande schermo affrontando con garbo ed eleganza il delicato tema dell’amicizia, in un’epoca in cui diventa sempre più difficile riuscire ad ascoltare gli altri, e ad essere ascoltati.
Il mio migliore amico” è in effetti una gradevole commedia che, pur divertendo lo spettatore con situazioni e battute esilaranti, lo porta inevitabilmente a riflettere sull’importanza e l’effettivo valore dei rapporti umani.
Protagonisti della vicenda sono due uomini appartenenti a due classi sociali differenti.
François è un antiquario di successo che ha anteposto il proprio lavoro a tutto il resto. Completamente assorbito dal frenetico stile di vita che la sua professione gli impone, non ha mai avuto il tempo, e l’occasione, di soffermarsi a riflettere sull’esigenza di avere degli amici sui quali poter contare in caso di necessità.
A fargli da contraltare troviamo Bruno: un taxista dal carattere decisamente estroverso. Abbandonato dalla moglie, il suo unico obiettivo è quello di riuscire finalmente a partecipare al quiz televisivo “Chi vuol essere milionario?”.
E’ essenzialmente l’incontro di due solitudini ciò che viene narrato in questa pellicola, sebbene François non sia consapevole della propria fino a quando non gli viene fatto notare pubblicamente dalla sua socia in affari.
Al fine di respingere al mittente la scomoda osservazione rivoltagli, e soprattutto per non perdere la scommessa che ha fatto con Catherine, François si mette subito alla disperata ricerca del suo “migliore amico”; in conseguenza di ciò però, oltre a rendersi conto che l’amicizia, a differenza delle opere d’arte di cui quotidianamente si occupa, non ha un prezzo, scoprirà quello che effettivamente la gente pensa di lui.
Tuttavia, grazie all’incontro con Bruno potrà finalmente capire cosa significhi avere qualcuno su cui poter realmente contare.
Daniel Auteuil, già diretto da Patrice Leconte in due precedenti occasioni, dà l’ennesima dimostrazione della sua incredibile bravura nella parte del cinico François, il cui carattere, come dichiarato dallo stesso regista, è diametralmente opposto a quello dell’attore che lo interpreta.
Inoltre, accanto a lui ritroviamo un divertentissimo Dany Boon, che all’epoca non era ancora stato  travolto dal successo internazionale di “Giù al nord”: la pellicola del 2008 da lui diretta e interpretata.



Titolo: Il mio migliore amico ( Mon meilleur ami )
Regia: Patrice Leconte
Interpreti: Daniel Auteuil, Dany Boon, Julie Gayet, Julie Durand
Nazionalità: Francia
Anno: 2006

martedì 4 giugno 2013

“L’amante inglese” di Catherine Corsini: un passionale triangolo amoroso dai drammatici risvolti psicologici.


Originaria dell’Inghilterra, Suzanne (Kristin Scott Thomas) conduce ormai da  anni una vita agiata nel sud della Francia, insieme al marito Samuel (Yvan Attal) e ai due figli adolescenti.
Nel tentativo di sfuggire alla noia che attanaglia le sue giornate, la donna decide di tornare ad esercitare la professione di chinesiterapista e, a questo proposito, convince il marito a far adibire ad ambulatorio una parte della villa in cui abitano.
Durante i lavori di ristrutturazione Suzanne conosce Ivan (Sergi López), un muratore di origine catalana con un difficile passato alle spalle.
Tra i due scoppia subito una passione talmente travolgente, che la donna decide di abbandonare la propria famiglia per trasferirsi a casa dell’amante, scatenando così la collera e, soprattutto, la vendetta di Samuel.
Quest’ultimo infatti, nel disperato tentativo di convincerla a tornare a casa, inizia a farle una guerra spietata, privando lei di ogni mezzo di sussistenza, e impedendo a lui di trovare un qualunque tipo di occupazione.
Per evitare il carcere a Ivan, dopo che è stato arrestato con l’accusa di furto, alla fine Suzanne si ritroverà costretta a cedere ai ricatti del marito; ma il suo rientro a casa avrà delle inattese e tragiche conseguenze…


Con “L’amante inglese” la regista ha portato sullo schermo la storia di un passionale triangolo amoroso dai drammatici risvolti psicologici.
La tranquilla esistenza di Suzanne, moglie di un medico affermato, nonché madre di due adolescenti che sembrano avere sempre meno bisogno di lei, viene inaspettatamente sconvolta dall’incontro con Ivan, il quale, giorno dopo giorno, è invece costretto a sbarcare il lunario.
Sebbene apparentemente non abbiano nulla in comune,  tra i due nasce un’intensa storia d’amore; e l’intensità della loro passione è dimostrata, in particolar modo, dalla drastica decisione di Suzanne  di abbandonare, oltre alla propria famiglia, tutti gli agi del suo oramai consolidato status sociale, per ritrovarsi a vivere nell’indigenza, accanto ad un uomo che non ha nulla da offrirle se non il proprio amore.
A definire il tono spiccatamente drammatico della pellicola, non è tanto la narrazione di un amore disperato, apparentemente senza alcuna possibilità di futuro, quanto piuttosto la spietata vendetta messa in atto dal marito, che non si rassegna all’idea  di essere  così miseramente abbandonato, ai danni dei due amanti.
Lo spettatore viene inevitabilmente colpito dall’incredibile determinazione di Suzanne, disposta perfino a rinunciare alla propria dignità pur di seguire il suo sogno d’amore; come nella scena in cui, una volta rimasti senza soldi, la donna tenta disperatamente di vendere il proprio orologio ai clienti di una stazione di servizio.
Nonostante Samuel faccia un uso vilmente ricattatorio del denaro, per far sì che Suzanne torni ad assumere il proprio ruolo all’interno della famiglia, non riuscirà comunque a riavere il suo amore; anzi, sarà proprio la sensazione di trovarsi imprigionata in una vita che non le appartiene più, a scatenare definitivamente la follia di Suzanne, il cui unico obiettivo è quello di ricongiungersi prima possibile con Ivan.
Per riuscire a dar vita a questo complesso gioco al massacro, Catherine Corsini ha potuto avvalersi delle interpretazioni di un cast di alto livello, all’interno del quale spicca su tutti la sofisticata Kristin Scott Thomas: impeccabile nel tratteggiare le diverse sfumature della personalità di una donna, la cui capacità di amare non conosce ostacoli.



Titolo: L’amante inglese ( Partir )
Regia: Catherine Corsini
Interpreti: Kristin Scott Thomas, Sergi Lopez, Yvan Attal
Nazionalità: Francia
Anno: 2009



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